giovedì 12 gennaio 2017

PARTENDO A EST E TORNANDO A OVEST

Lago di Bled, Slovenia

Pasticceria Demel, Vienna 

Monumento funebre a Maria Cristina D'Austria 

Prendete 8 amici, un furgoncino e sparatelo in giro per l’Europa con un tour che più che un viaggio pareva un pellegrinaggio, o una maratona. Il viaggio di Capodanno è stato quello che si può definire un avventuroso slalom tra paesi vicino ma culturalmente lontani, una scoperta continua di città, paesaggi e scorci che da tempo volevo visitare e così via, siamo partiti organizzando tutto in metà pomeriggio, senza quasi credere nelle nostre capacità, come un gioco che si è rivelata una deliziosa realtà.
Siamo partiti verso Est.
Tornando a Ovest.
Questa piccola guida a voi, chissà che possa servirvi per lasciarvi ispirare per il prossimo viaggio.

Tappa 1: partendo da Milano con sosta in un autogrill da dimenticare siamo arrivati in Slovenia, in un delizioso paesino dall’aria di montagna, Radovljica, dove sulla piazza principale c’è questa antica pensione Lectar del 1822 che offre un soggiorno romantico e all’insegna della tranquillità. Ha anche un ristorantino al suo interno che fa delle zuppe squisite e l’arredo da chalet di montagna vi farà sentire a Gstaad, cuori di pan di zenzero inclusi.
La Slovenia è anche famosa per le sue terme, così un meritato idromassaggio calde alle terme del Golf Hotel di Bled sono un toccasana di fine dicembre. Bled è meravigliosa e vale una visita di giorno quando il lago domina il paesaggio e sul monte roccioso il castello di Grad appare incantato.

giovedì 15 dicembre 2016

IL NATALE A MILANO

CAPITE.
La cosa più bella di Milano sotto Natale è Milano, un po’ come quel Natale del 1994 quando in una grandiosa piazza Duomo avevano allestito un labirinto di folletti, elfi e io con gli occhi da bambino ero rimasto così estasiato che ancora oggi ricordo la felice atmosfera di quei momenti.
A quasi 30 anni suonati non è più la spasmodica ansia nell’aspettare Babbo Natale a rendere questo giorno felice e spensierato, quanto l’atmosfera generale, che potrà essere banale ma quanto è vero che tutte le città del mondo, persino quelle potenzialmente brutte, sono un po’ più belle durante il periodo di Natale.
Periodo di Natale che, non transigo, è solo quello che intercorre dal 7 dicembre (Grazie di esistere Sant’Ambroeus) al 6 gennaio, prima e dopo le luci di Natale, gli addobbi, i presepini e gli striduli di Mariah Carey sono fastidiosi e fuori luogo.
Persino Melegnano, che sfido diventare patrimonio Unesco, nell’hinterland milanese, ha la sua sfavillante casa di Babbo Natale che ogni anno diventa punto di raccolta per chi vorrebbe che la Lapponia fosse una fermata del metrò.
L’altro rovescio della medaglia è che non è facile vivere a Milano durante il periodo di Natale perché è una città che già normalmente ha una frenesia stancante e in questo periodo è come un vortice che non si ferma dove la gente corre corre e corre senza capire quale sia la meta.
Taxi inesistenti, ristoranti colmi per settimane, negozi inavvicinabili, mezzi pubblici ingombri di persone con mille sacchetti per mano, pasticcerie che diventano campi di battaglia, supermercati antri dell’inferno, gente che si strattona per il vitello tonnato di Peck o il panettone di Cova.
Grazie alla mia umile esperienza ho imparato negli anni che Milano a Natale vive di punti fermi che anno dopo anno si fanno spazio diventando così delle vere e proprie tradizioni:

Il concerto dell’avvento:
Ogni giorno dal 1 dicembre al 24 alle 18 in piazza Duomo, nel palazzo dalla parte del Museo del Novecento, viene aperta una finestra come fosse la casella del calendario dell’avvento e si esibisce dal vivo un musicista che suona sinfonie natalizie, l’atmosfera è incantata e per i più sensibili, fazzolettini a portata di mano.

L’arte per tutti:
Ogni anno il comune di Milano, dal 2010, regala ai milanesi un’opera d’arte che viene per l’occasione ospitata presso la sala di Palazzo Marino e visitabile gratuitamente per tutto il periodo natalizio. Dai più bei musei del mondo sono arrivati in città Raffaello, Tiziano, Rubens e quest’anno tocca a Piero della Francesca. E’ la più bella iniziativa che il comune abbia ideato per le feste di Natale, perché diventa una tradizione e non una corsa, le guide sono sempre ben informate e ti fanno avvicinare al mondo dell’opera con una semplicità che fa sentire tutti coinvolti. Difficile che nessuno esca da Palazzo Marino senza pensare “Dovremmo osservare di più le bellezze artistiche, a cominciare proprio dalla nostra città”. L’obiettivo è proprio questo, sensibilizzare tutti affinché quello che abbiamo intorno non sia dimenticato ma ammirato e preservato, d’altronde Milano non è solo il Duomo.

Il panettone:
La corsa al panetun è un must milanese, ognuno ha i suoi indirizzi preferiti perché chi lo fa con più uvette, chi lo fa più alto, più basso, più tozzo, più glassato, anche se la formula non cambia e gli indirizzi sono sempre quelli delle pasticcerie storiche:
Cova, Cucchi, Clivati, Sant’Ambroeus, Peck, San Gregorio e Gattullo.
E’ tutto molto soggettivo, come la scelta del profumo e della biancheria intima.

Le illuminazioni:
Le luci di Milano sono una delle attrattive più emozionanti della città a partire dall’albero in piazza Duomo che ogni anno è una sorpresa, nonostante siamo passati da pacchettini Tiffany del 2010 (TROPPO 2010) a quelli di DHL passando per Pandora, può piacere o no ma sicuramente è bello vedere per tutto il periodo lo svettare di un abete addobbato che sfida l’ingresso in Galleria.
Le luci illuminano la Rinascente, che da sempre è il fulcro della frenesia da shopping natalizio, in quel palazzo ad arco di stampo fascista le lucine a gocce scendono e scandiscono i passi di una città che più in passeggiata è in corsa 7 km/h.
Ma è la galleria il polmone milanese di tutti i nostri Natali, il salotto più bello del mondo, lo struscio più elegante, quel varco temporale che ti fa sentire in un film d’epoca. Sfido chiunque a non provare un minimo di orgoglio nel vivere a Milano e sapere che a due passi da casa hai a disposizione un luogo pubblico così immenso, così bello, così coinvolgente.
La grande cupola è tutta illuminata, le luci della galleria da poco restaurata in modo incredibile creano un’atmosfera sublime e accogliente, sembra di entrare in una casa, anche se nessuno si augura di avere in casa una vagonata di giapponesi che si arrampicano uno sull’altro per scattare foto e farsi i selfie.
E ogni anno scatta la polemica “Mi hai rubato la foto in Galleria, è uguale alla mia”, SENTI. L’albero è quello, la galleria è quella, la postazione tattica per far uscire tutto simmetrico su Instagram è quella e non esiste nessun primato, quindi torniamo al detto “A Natale siamo tutti più buoni” e via con una fetta di panettone.

Questo post per dirvi che a Milano non avremo il mare, non avremo i mercatini di Natale più celebri al mondo, non abbiamo nemmeno più la neve o la famosa scighera (la nebbia) ma se vi capita di trascorrere qui il Natale è impossibile che non ve lo portiate sempre con voi nel cuore.


Buon Natale a tutti e soprattutto a te, mia amata Milano. 

mercoledì 26 ottobre 2016

VACANZE SULLA NEVE

Io e biscottino che arriviamo sul Tonale con Gbreak.

Se guardo gli album di quando ero bambino durante le vacanze di Natale sulla neve avevo sempre solo due espressioni: disperazione e totale disperazione.
In particolare è storia quella in cui io scendo a spazzaneve durante una gara di fine corso di sci, avrò avuto 5 anni, con la pettorina sulla maxi tuta rossa e un broncio che sembra dire “NON FA PER ME IO VOGLIO IL MARE”.

Verso i 16 anni quando potevo millantare capelli ricci e apparecchio dagli elastici multicolor, ho rimesso gli sci e con un savoir faire più sobrio anche nei colori delle tute, delle sciarpe e dei cappellini e scoprì che non ero malaccio e ci sapevo fare sulla neve.
Non è che non mi piaccia sciare ma lo trovo scomodo, troppa roba per me che sono abituato a nuotare con almeno il costume la cuffia e gli occhialini, niente a che vedere con: tuta da sci, calzamaglia, calzini, canottiera della salute, maglia termica, pile imbottito, tuta da sci, guanti, sciarpa, cappello, occhiali, casco, bastoni e scarponi. Un incubo.

Per i goffi come me poi è praticamente impossibile salire sulle piste e sullo skilift senza perdere guanti, cappello e dignità tentando di non catapultarsi a picco lungo le discese.
Il karma però ha voluto che biscottino fosse il più appassionato di sci che potessi mai incontrare e ancora mi rinfaccia che l’anno scorso non abbia potuto nemmeno finire congelato su una pista nera con me che urlo “IO TORNO A PIEDI HAI CAPITO, IO TORNO A PIEDI”.

Quest’anno invece ho deciso che riaprirò l’armadio e farò prendere aria alla mia chicchissima tuta da sci color mattone (probabile che necessiti di aria fresca causa naftalina, un po’ visone della Nonna la settimana prima de La Scala) e a convincermi è stato il gruppo di GBreak che da anni organizza vacanze gay sulla neve e non solo.
Così ho iscritto me e Luca, andremo dall’8 all’11 di Dicembre sul Tonale con la premessa che ci sarà quella massiccia dose di:
-        -  Maglioni natalizi
-        - Cioccolate calde a tutte le ore del giorno e della notte
-         - SPA come se fosse l’ultima volta che vediamo dell’acqua calda
-         - Serate danzanti
-         - Colbacchi di visone

Non vedo l’ora di partire e sono molto curioso di scoprire quanto un gruppo di ragazze e ragazzi gay si possano divertire in un hotel di montagna completamente riservata e con uno staff animazione con feste a tema. Sarà una versione davvero SHINING.
Trovate tutte le info sul sito Gbreak

VI ASPETTO.

giovedì 20 ottobre 2016

NOI GAZZE LADRE

Dai maschi di casa Bises ho preso la stempiatura, l’occhio chiaro e quel gusto antico nel vestire che ci fa apparire più vecchi che classici, mentre dalla linea femminile sicuramente la passione per tutto ciò che sbrilluccica e che è associabile al più bel concetto di GIOIELLO.
La mia bisnonna Gilda era una vera gazza ladra attratta dal diamante bianco più intramontabile, lei che durante la guerra dovette sotterrare in giardini i suoi gioielli di Bulgari, motivo più che valido per sopravvivere tenacemente alle deportazioni degli ebrei del 1943.

Ecco come superare la mia fobia dei serpenti: BVLGARI 

TEMPESHTATO PROPRIO

Quando ancora il gioiello era importante e portato con quella grazia che sapeva farti distinguere l’occasione giusto per indossarlo. Quando i collier erano collier e non invisibili fili d’oro, quando ancora le signore dopo le 20 portavano le tiare di brillanti a un cocktail con il padrone di casa che poteva spegnere le luci perché ce n’era abbastanza. Quando le parures di pietre preziose si tramandavano di Mamma- figlia o Nonna- nipote con la promessa di fare altrettanto con le future generazioni.
Filodellavita Luce: www.filodellavita.com

Quando su Snapchat abbiamo parlato di gioielli la maggior parte delle ragazze ha mostrato che si indossa sempre sempre sempre qualcosa di poco vistoso ma con un grande legame affettivo. Che sia un anellino da bancarella o un orecchino liberty della bisnonna, l’importante è quel valore che non è quantificabile con gli zeri.
L’argento cesellato in motivi floreali dei primi Novecento, un piccolo zaffiro o le intramontabili perle che si sconsiglia prima dei 40 ma che in realtà sono un tocco senza età. 
Portiamo poco ma bello che è un po’ l’idea degli ultimi anni.

mercoledì 21 settembre 2016

QUANDO LA MODA FACEVA NOVANTA

Nadja Auermann, Christy Turlington, Claudia Schiffer, Cindy Crawfor e Stephanie Seymour.
Quando lo scalpitio della settimana della moda milanese inizia noi “anziani” di città siamo tra l’indifferente e lo scocciato per il traffico, le corse matte e disperate, altrui, e il congestionamento di una cerchia dei bastioni che evitiamo sistematicamente.
Eppure qualche anno fa alla Vogue Fashion Night si andava e nello struscio ci si esibiva, eppure alle feste tentavamo di imbucarci elogiando amicizie di convenienza riscoperte casualmente davanti all’ingresso preso d’assalto, eppure la moda ci piaceva e ogni scusa era buona per viverla da vicino.

Adesso più spettatori diffidenti perché quel turbinio di annoiate della moda vestite sempre troppo invernali in estate ed estive in inverno, come i fanatici malvestiti con addosso la qualunque per attirare una smodata attenzione e finire su qualche shooting di chissà quale testata internazionale.
È un grande circo in cui ci si dimentica che lo spettacolo lo fanno i vestiti e non chi dovrebbe solo esser seduto ad ammirarli e soprattutto capirli.
Che poi ci sia poco da capire di una felpa in maglia oversize senza forma e senza perché, è indubbio.

ICONICHE.

Altro motivo per cui la moda di questi ultimi anni non mi entusiasma sono le modelle che sembrano non avere un forte carisma al di fuori di un post su Instagram, troppo osannate con i like, poco presenti nella vita di tutti i giorni.
Sarà che noi nati alla fine degli anni ’80 siamo cresciuti iniziando ad accarezzare l’augusto mondo della moda con icone di fascino del calibro di Claudia Schiffer che ha dato il nome a milioni di Barbie tra il 1992 e 1999 quando poi verso i primi 2000 è subentrata una certa Gisele.

martedì 6 settembre 2016

ULTIMI TOCCHI DI STILE (?)

In queste settimane di ritorno alla vita vera lontano da spiagge abbronzanti e sandali di cuoio, sono anche stato catapultato in quel periodo di ultimi dettagli per la casa nuova che a breve sarà completata strutturalmente.
Manca poco alle lacrime sul piatto doccia in mosaico e alla commozione di vedere quanto gli sforzi fatti in questi ultimi mesi per ristrutturare una casa che ricordo aveva le pareti arancioni e lilla non siano stati vani.

Quello che non è capisco è perché nel 2016 esistono i congedi matrimoniali, il periodo di malattia ma non qualche giorno di congedo per chi sta traslocando, arredando e ristrutturando casa (o nella peggiore delle ipotesi, come il sottoscritto, tutte e tre le cose).
Poi ancora adesso che ho quasi tutto sono ancora più confuso di quando ho iniziato a cercare come arredare questo 50 metri quadri, perché un giorno mi sento Marie Antoinette nel suo Petit Trianon avvolta da tapisserie damascate, velluto di seta e candelabri, il giorno dopo invece voglio tutto scandi e minimal come il giaciglio di un designer giapponese che veste canapa pressata e odia il superfluo.

Sto ripetendo a me stesso “Lorenzo, non vivi in Rue Saint Honoré nel 1905 e non hai un boudoir” perché spesso il mio eclettismo ha un così forte senso d’appartenenza che potrei finire a dire frasi del tipo “Mi ritiro nei miei appartamenti a sbrigare la corrispondenza”.
 Prima ancora delle finestre avevo una consolle, prima del pavimento una specchiera, ma ora che sono autorizzato a comprare quello che effettivamente serve come ultimo dettaglio per arredare una casa, è stato quasi il caos, e ho trovato tutto su Dalani con due colpi di click e qualche ora di sessione notturna sul sito.

Per esempio qual è l’ultima cosa che vorresti comprare per la casa ma che prima o poi ti tocca perché non puoi esserne sprovvisto? Oltre la cucina, per quanto mi riguarda.
Ve lo dico io: lo scopettino del water e il portarotolo della carta igienica. E’ stato difficilissimo e ho scelto con più facilità la casa da acquistare che lo scopettino, sono stato almeno 30 minuti a capire quale prendere senza farmi prendere dallo sconforto perché effettivamente non ti da’ grande soddisfazione riceverlo a casa sapendo il suo fine ultimo ma almeno è di design ed è molto carino.

PAZZESCO NO?



Se molto carino si può dire a uno scopettino del water.

Più facile è stato per questo delizioso tavolino dorato con il vetro, già mi vedo appoggiarci sopra la tazzina inglese dipinta per il tè delle cinque mentre aspetto la puntata di Chi l’ha visto, unico motivo al mondo per cui vale la pena pagare il canone della Rai.

giovedì 1 settembre 2016

BISES TRAVEL: L'ISOLA DI PAROS

LAGGERI
NOUSSA - PAROS 
Da qualche anno a questa parte il mio ideale di vacanza è una piccola isola da girare con i miei sandali pugliesi preferiti, il mare azzurro lontano da famiglie urlanti e bambini indemoniati che un attimo giocano a racchettoni e il momento dopo organizzano un mondiale di calcio in 4 metri quadri di spiaggia, niente ombrelloni e lettini ma solo un telo mare e un libro sottobraccio.
Se l’anno scorso ho scelto Hvar quest’anno con biscottino la nostra meta è stata fin da subito la Grecia, patria del meraviglioso mare blu, le casette bianche, il paradiso a portata di mano e di portafoglio.
Partenza da Milano Malpensa con Easy Jet a cui perdoniamo l’orrore dell’arancione compensando con i prezzi abbordabili (non sempre) e con due ore di volo arrivo a Santorini dove un valido ragazzetto locale si appropria del nostro bagaglio e al suono del suo urlo “PORT PORT PORT” ci fa cenno di seguirlo, questi transfert locali non saranno eleganti ma con un bel giro dell’isola ci ha portato all’imbarco del traghetto.
Con 22 euro 3 ore di traghetto (Compagnia Blue Star Ferrer) verso Paros, prima tappa del nostro viaggio.
Abbiamo scelto Paros perché è un’isola dai tratti quasi selvaggi, un’isola da scoprire perché tra le sue insenature, le sue calette lontane da occhi e sguardi indiscreti ci si può immergere in una atmosfera tra Laguna Blu e qualche puntata di Flipper.
Il nostro appartamentino era in un delizioso residence costituito da una serie di casette bianche e persiane blu con un giardino e una veranda meravigliosa sulla piscina dove veniva servita ogni mattina una colazione dolce/salata che era motivo di grande entusiasmo per ogni suono della sveglia.
Si chiama AROKARIA DREAMS e l’abbiamo trovato su Air B&B, consigliatissimo.
La padrona di casa, Anthie, ci ha accolto con un bicchiere di vino e una mappa di Paros dove con una X ci ha indicato i posti più belli, dobbiamo anche lei questa piccola guida Bises.

giovedì 4 agosto 2016

DONNE CELEBRI

Donne celebri. 
Come segnalibro Madame Victorie, la figlia del Re Sole. 

Ricordo come fossi ieri la noia e il far della sera di quei miei 18 anni a Vallombrosa, su e giù tra Firenze per scoprire l’arte e la cultura di una città che ho sempre avuto vicino in estate ma che ancora non avevo visitato.
Ero con la Nonna rimasta vedova da poco e che in quell’estate corteggiatissima riceveva addirittura dichiarazioni d’amore e sms, come nemmeno la più desiderata delle mie compagne di liceo tra perizomi portati alti e jeans a vita molto bassa.
Quelle interminabili sere non avevo da leggere e un giorno mi sono imbattuto in uno scaffale di libri che appartenevano a quella casa un po’ come i divani fiorati e il servizio inglese con i castelli settecenteschi. Così d’istinto ho iniziato “Paolina Bonaparte”, la biografia scritta da Antonio Spinosa.

Paolina Bonaparte, la celebre scultura del Canova. 
Maria Teresa d'Austria, la leonessa degli Asburgo.

Libro divorato, mangiato, letteralmente ingurgitato e poi rubato (con un po’ di rimorso) per custodirlo gelosamente. Lo scrittore oltre a rendere scorrevole una lettura che per altri può essere interessante come le istruzioni di una lavatrice, ti fa catapultare dentro un’epoca non tua e quasi ti sembra di percepire lo scalpitio dei cavalli, il fruscio della seta degli abiti in stile Impero con la vita alta e le acconciature un po’ greche delle dame più charmant.
Indimenticabile la scena in cui Paolina nuda di fronte al Canova che l’avrebbe resa immortale in un marmo che la fa sembrare viva, pensava di essere irresistibile anche per il maestro della scultura ottocentesca e invece lui, professionale e attento, disse “Prego, si sistemi sulla chaise longue”, così l’altezzosa sorella di Napoleone che un po’ sessuomane doveva sempre far cadere al suolo gli uomini che incontrava come foglie al vento, ci rimase così male che sparse la voce che al Canova non interessavano affatto le grazie femminili.

lunedì 1 agosto 2016

LA NUVOLA BIONDA

La mia foto preferita.
Io lo so, lo so benissimo che quando muore qualcuno del mondo dello spettacolo c’è quello che subito urla al cielo il suo dissenso perché la persona in questione ha avuto una vita piena, felice e agiata, come se questi particolari rendessero giustificata la morte e soprattutto, rendessero ingiustificate le lacrime o il più superficiale dispiacere.
Ma io non nascondo che mi sia dispiaciuto per la scomparsa di Marta Marzotto venerdì 29 luglio, perché tante volte ho detto che un po’ ritrovavo la Nonna Giuliana in lei.
Nate nello stesso giorno, stesso anno, entrambe figlie di un ferroviere, hanno poi avuto una vita piena, agiata e serena grazie al matrimonio con un uomo che le ha introdotte al bel mondo degli anni ’50. Non sono storie da tutti i giorni, perché non tutti i giorni un uomo simbolo di una “dinastia” sposa la figlia di un ferroviere che spesso non ha avuto di che nutrirsi.

Quel bling sullo smeraldo dell'orecchino fa così 1982, mi fa impazzire.

Marta Marzotto noi la conosciamo per i velluti damascati e quei monili tintinnanti che ha sempre sfoggiato tra l’esoterico e il bohemiéne ma in diverse occasioni l’ho incrociata a qualche piccola festa e tutte le volte ho potuto constatare quale fosse la sua più bella delle sue caratteristiche: non far mancare un sorriso a nessuno.
E non lo dico per accompagnare un selfie con lei o scrivere “R.I.P. Marta”, non è una banalità che in un mondo in cui basta poco per piantarsi stabilmente su un piedistallo e sentirsi Rock star capricciose con il mondo in mano, ci sia ancora qualcuno che regala sorrisi e scambi quattro parole con degli sconosciuti senza arrancare presunzioni.
Marta Marzotto, Nonna di Beatrice Borromeo, con Fernanda Casiraghi, Nonna di Pierre al matrimonio sul Lago Luglio 2015.

Marta Marzotto non ha salvato il mondo, lo so bene, però un po’ ci mancherà.
Ve la immaginate la prima della Scala senza di lei che era la prima a essere fotografata e la prima a farci vincere il toto-colore del visone? O ve lo immaginate l’ennesimo matrimonio delle sorelle Borromeo senza lei che prenda a braccetto la Nonna-consuocera e insieme se la ridono alla faccia di altre blasonate che vorrebbero ma il botox ormai ha pietrificato il tutto?
In tante interviste le sottolineano che è arrivata dal casello al castello, da mondina a mondana, quasi facendogliene una colpa, come se migliorare la propria vita in favore di un amore o di un progetto futuro fosse eticamente sbagliato.

venerdì 22 luglio 2016

VESTITI VS MOBILI

Sono nel bel mezzo di una crisi di rinnovamento, come mai avute prima. Tra l’annoiato del vecchio e lo spaventato del nuovo, in particolare in questi due ambiti che fanno di me una persona insicura e tendente alla paranoia: vestiti e casa.
I vestiti occupavano gran parte delle mie attenzioni ma in questo periodo apro l’armadio e vorrei gettare tutto, faccio giri e rigiri per negozi e mi piace ancora meno tutto quello che vedo, non so più chi sono e non so più cosa mettere nel vero senso della parola.
Vivo di magliette bianche, pantaloni da 1 euro comprati nei mercatini 8 anni fa e ho addirittura provato un grande entusiasmo per una maglia a 4 euro bianca della Nike che non volevo nemmeno quando avevo 11 anni e se non indossavi Nike eri uno sfigato, un po’ come adesso solo se lo pronunci “NAIKI”.

GIURO CHE LO FARO'.

Avril Lavigne si è impossessata del mio corpo.

Tutto quello che appare diverso da me è perché l’ho irrimediabilmente rubato dal guardaroba di biscottino nei cui occhi leggo una gelosia e un fastidio che prima o poi davvero mi abbandona all’autogrill.
Vorrei davvero comprare qualcosa per me, ma quello che mi piace o sono delle scarpe rosa, o sono pigiami in seta con cui non avrei problemi a presentarmi innanzi alla società tutta, oppure sto quasi per andare alla casa e una maligna vocina mi dice bisbigliando “Potrebbe essere qualcosa di utile per la casa”.
Ecco qual è il problema.

Meraviglioso, incredibile, un traguardo che pensavo irraggiungibile comprare casa, arredare casa e veder prender forma a quella che sarà la tua prima casa, sono grato il mondo intero, MA, e c’è sempre un ma, ogni cellula del mio corpo è così concentrata su quello che mi sto trascurando.

Un colore che amo alla follia, su Dalani.


Questo per il bagno, troppo carino: DALANI


Piccolo particolare, non ho nemmeno il bagno, Dalani

Bello quel maglione diventa POTREBBE ESSERE UN RUBINETTO

Quanto mi piace quella camicia diventa CON QUEI SOLDI COMPRO LA PILETTA PER LO SCARICO DELLA DOCCIA

Vorrei quelle scarpe diventa VORREI MA NON POSSO PERCHE’ DEVO METTERE IL CONDIZIONATORE A CASA