venerdì 14 luglio 2017

GIANNI VERSACE: 20 ANNI DOPO

Gianni Versace, 1947-1997
Era l’estate del 1997 e non avevo compiuto 10 anni, come spesso accadeva a Luglio andavo a Vallombrosa in Toscana dalla Nonna e dal Nonno che scandivano i loro tempi tra una passeggiata, il riposino del pomeriggio e l’ispettore Derrick del lunedì sera con noi nipoti che ci inventavamo qualsiasi gioco per arrivare a fine giornata.
Mi ricordo due momenti precisi di quell’estate, il 15 luglio quando appresi dal telegiornale della morte di Gianni Versace e il 31 agosto quando la signora che affittava un appartamento del nostro villino, la signora Grazzini di Firenze, si affacciò dicendo che era morta Lady D.

Che cosa sono state quelle due notizie per un bambino di 9 anni? Non me lo so spiegare, ero incuriosito e incredulo, non conoscevo il male del mondo e non sapevo nello specifico l’entità di questi due personaggi ma me lo ricordo bene.
Gianni Versace fu assassinato il 15 luglio del 1997 sulla scalinata della sua villa di Miami da Andrew Cunanon, un tossicodipendente omosessuale che si prostituiva ed era noto alle autorità per altri omicidi, venne trovato morto dieci giorni dopo suicidatosi con la stessa pistola che aveva usato per freddare Gianni.

Gianni e le top model degli anni '90.
Ricordo la notizia del Tg2 con quei sottotitoli in rosso, le immagini della scala bianca e candida, il lenzuolo che copriva il cadavere e l’enorme sgomento di tutti, Nonni compresi che conoscevano bene la storia dell’ascesa di Versace.
Risuonava poi in tutti i salotti quella parola “Omosessualità”, con cui si avvicendava la vita dello stilista e del suo carnefice come se fosse lo sfondo perverso di una conseguenza, come fosse colpa di una brutta frequentazione e un losco giro di affari sesso potere e soldi.
In realtà non era così, Gianni Versace si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato e il suo assassino era un pazzo armato che non venne fermato prima di commettere altri reati.




Così il mondo della moda e non solo si chiuse in uno strettissimo lutto e i funerali di Gianni Versace furono organizzati nel Duomo di Milano, tra quelle panche piansero il loro grande amico personaggi dal calibro di Elton John, Lady Diana e Naomi Campbell, amici e compagni di percorso di quell’ascesa che in pochi possono sognare
Gianni Versace nasce a Reggio Calabria nel 1947, sua madre era una sarta e da lei viene iniziato al mestiere che lo renderà celebre, nel 1972 si trasferisce a Milano e sei anni dopo si esibisce con una sua collezione al Palazzo della Permanente, era il 1978 e da quel momento nasce l’omonima maison.

venerdì 7 luglio 2017

LA SCIURA MILANESE

Santo Patrono di tutte le sciure milanesi, Camilla Cederna. 
Ormai è chiaro che il personaggio chiave di questo 2017 sia quella fu gentil donzella che zompetta per Milano e che da tutti viene identificata come “sciura” (Signora in dialetto) anche grazie a un profilo Instagram molto seguito che ne elogia gli aspetti più plateali. Ma chi è la sciura? E cosa rende sciura una milanese che passeggia indisturbata nel suo shopping mattutino? Qui qualche indizio per render omaggio a una categoria in via d’estinzione che abbiamo tutti molto a cuore in questa nostra amata città.
Partiamo da due presupposti, la sciura è milanese perché è qui che nasce cresce e si abbevera in quella fonte di stile e buon gusto, per storia e per tradizioni di famiglia, inoltre la sciura è ignara di essere tale perché è un allure inconsapevole e spontaneo, non un atteggiamento studiato a tavolino o forzato.

Sciura si nasce.

Il quartier generale della sciura è via Vincenzo Monti, sotto quel viale che si inerpica da Cadorna fino a Largo V Alpini si ripara all’ombra del filare degli alberi che svettano a sottolineare la bellezza dei piani alti di palazzi fine Ottocento con eleganti ingressi in ferro battuto e stucchi rivisitati. La vecchia e nobile Milano è tutta lì, lungo via XX settembre, via Ariosto, via Leopardi, una zona che la sciura milanese conosce bene perché scenografia della sua infanzia quando i tram sfrecciavano già e le periferie erano solo mondi leggendari e lontani.

La sciura prende l’1 e si gode lo scricchiolio dei sedili in legno e si ricorda quando da bambina chiedeva “Perché c’è scritto vietato sputare?” e salutava il signore che vendeva i biglietti seduto alla sua postazione, ora mantenuta per bellezza o addirittura smantellata.

Nata tra gli anni ’20 e i ’30 figlia di qualche industriale, ferro acciaio?, e di un’esponente di qualche elegante e in vista famiglia milanese, ha frequentato ottime scuole,  Orsoline San Carlo?, per poi seguire certi dettami rigidi d’etichetta per cui “Un buon matrimonio e via sulle ali della classe agiata” nel fiore degli anni ’50 tra ampie gonne e velette.

Il marito? Un avvocato, un ingegnere, un architetto, un notaio, un industriale del tessile o un bell’ammiraglio della Marina. La casa? Un quarto piano stabile signorile d’epoca (la sciura ama il Liberty, sogna lo stile umbertino ma impazzisce per il razionalismo anni ’30 con ampi androni, luccicanti corrimano in ottone e marmi intarsiati a terra) con servizio di portineria che saluta al mattino e le chiama l’ascensore non appena la vede in lontananza tornare dalle commissioni.

Le sue zone preferite? Crocetta, Porta Romana, Corso XXII marzo, Corso Venezia, via Sant’Andrea, Foro Bonaparte e immancabilmente Brera tra strette viuzze e botteghe storiche.
La sciura veste sartoriale, predilige gonne e giacche coordinate, non è una fanatica della moda ma ama gli accessori e stagione dopo stagione snocciola al polso Hermes, Chanel in vitello e Gucci in lucertola e fibbia gioiello, regali di suoceri amorevoli prima e di mariti giramondo dopo, soprattutto negli anni ’80 quando si portava con disinvoltura tutto un prezioso guardaroba. Mezzo tacco elegante e comodo, (Ferragamo?) o acquistato da fedeli esercizi commerciali che da sempre vestono i passi d’allure delle sciure, quali Gallon e De Martini. Non manca di veletta ai funerali e di cappello ai matrimoni, impazzisce per i foulard in seta e gli occhiali vintage sono la sua passione, come i guanti che non toglie quando si arrampica sul tram. La pelliccia? Solo dopo il 7 dicembre, astrakan di giorno e visone miele quando cala il sole.

giovedì 29 giugno 2017

IL (MIO) LIBRO DEI NOMI

Laudomia Del Drago Hercolani, detta DOMIETTA, quando un nome bellissimo ha un nomignolo ancora più bello.

C’è un particolare delle nostre vite che sopravvive a qualsiasi tempo e che ci appartiene davvero per sempre e non è quel brutto tatuaggio tribale voluto fortemente a 18 anni e nascosto a 27, ma il nostro nome.
Riflettiamoci, niente è più imperituro di un nome scritto sui nostri documenti, riecheggiato in tutte le salse in tutti gli anni della nostra vita e ricordato anche più avanti, negli almanacchi della nostra famiglia e nelle storie che si tramandano di generazione in generazione.
Quando si sceglie un nome quello è per sempre e dobbiamo ricordarcelo, non è un capriccio o una moda ma un segno indelebile di ognuno di noi, qualcosa che ci distingue dagli altri perché unico, come fosse un’impronta digitale.
A mio parere scegliere un nome è così difficile che ci vorrebbero delle regole ferree o dei consigli calzanti.
      
       - Scandagliare i propri alberi genealogici perché di nomi belli ce ne sono e se sono di famiglia ancora di più.
Della mia famiglia per esempio amo i nomi femminili Gilda (la bisnonna indiamantata), Costanza, (l’elegantissima proprozia) ma soprattutto quello delle mie prozie milanesi a cui ero molto affezionato, la Maria Giuditta (soprannominata Cicita) e la Ebe che da piccolo storpiavo in Bebe. Tra quelli maschili si parla sempre del prozio Ulrico, del bisnonno materno Oreste e di quello paterno Carlo Alberto.

- Scegliere tra personaggi storici che ci hanno colpito, nomi di re e regine, principi e principesse che han fatto la storia, culturale o di glamour.
Come Elisabetta (Sissi), Caterina (la Grande), Maria Teresa, Ludovica, Maria Sofia, Francesco, Diana, Edoardo, Filippo o Massimiliano.

- Il nome di qualcuno che ha una forte valenza positiva nella vostra vita.

- L’assonanza con il cognome, quello è fondamentale perché un nome e un cognome sono come il giorno e la notte, sono diversi ma vivono sempre l’uno in funzione dell’altro. 

Io sono fortunato, Lorenzo Bises, un nome semplice e storicamente importante, sposatosi alla perfezione (sì lo dico) con un cognome particolare di cui vado fiero per musicalità non solo alla francese (Non si pronuncia Bisé ma come si legge Bises)
Ho già deciso e tutti lo sanno che se dovessi avere una bambina la chiamerei Maria Vittoria che è il nome che più preferisco al mondo, insieme a Filippo se fosse un maschietto.
Siccome però al momento è un’ipotesi più che lontana scrivo qui un elenco dei nomi che mi piacciono molto e che per storia, cultura o affetto mi hanno colpito, chissà che qualcuno di voi lo usi per fare una cernita e sceglierlo per i vostri figli.  

martedì 20 giugno 2017

VIA MERAVIGLI E CORSO MAGENTA: IL TOUR

Corso Magenta 12
Tra le cose da scoprire di Milano c’è una sua fetta di torta molto speciale che spesso è un po’ dimenticata nel marasma generale di una grande città dove si pensa sempre che tutto quel che c’è da vedere sia Montenapoleone, lo struscio di San Babila e via della Spiga.
Niente di più sbagliato.

Era da tempo che volevo scrivere questo post ma non potevo farlo prima di aver visto con i miei occhi tutto quello che questa parte di Milano offre.
Via Meravigli e corso Magenta sono due strade, l’una la continuazione dell’altra, che davvero insieme raccontano tutti i passaggi storici e architettonici della nostra bella città e pare che in queste due vie si concentrino bellezze da capogiro in un tour che a parer mio è obbligatorio.
Via Meravigli si dirama a sinistra venendo da Duomo prima di incrociare via Dante, pare una via stretta e buia della vecchia Milano dove pavé e binari del tram amplificano il boato e i rumori del traffico e del passaggio. A parte Spizzico e Tiger subito all’inizio da vedere si trova la bellissima Galleria Meravigli che tutto esprime il lato dell’architettura ferro e vetro che non è solo la Galleria Vittorio Emanuele II. La Galleria Meravigli è un piccolo passaggio elegante e spesso sconosciuto e vuoto che unisce due strade senza la bruttezza di strisce pedonali, semafori e stop.

Palazzo Turati.

Qui si affaccia un carinissimo bistrot e la Fondazione Forma che ospita delle mostre sempre molto interessanti, uno spazio espositivo che rientra in quelli da visitare e da tener sotto controllo durante le stagioni.
Su quello stesso lato di marciapiede c’è poco più avanti l’ingresso del meraviglioso Palazzo Turati, sempre chiuso e sigillato come una cassetta di sicurezza se non in rare occasioni annuali come il Salone del Mobile dove tutti i milanesi si imbottigliano perché è davvero un capolavoro del nostro decorare. Palazzo Turati è sede della Camera di Commercio, è del 1880 ed è la ricostruzione in chiave moderna di un classico palazzo cinquecentesco tra Ferrara e Firenze, un po’ Palazzo dei Diamanti, con affreschi meravigliosi e ampi saloni di rappresentanza. Fu bombardato durante la seconda Guerra Mondiale ma tornò agli splendori ufficiali nel 1954 con gli architetti dello studio Castiglioni.
Poco più avanti il Bar Meravigli, tappa obbligata per uno spuntino veloce e un panino sobrio, i proprietari sono gentilissimi e il servizio molto a modino.
Sull’altro marciapiede poco più avanti ancora c’è la cappelleria Melegari, piccolina e deliziosa, altro non è che la succursale di quella grande e rappresentante che si trova in Paolo Sarpi, vera Mecca per chi ama i cappelli, le bretelle, le velette e tutto quanto sembra inutile ma necessario.

Santa Maria alla Porta.

Qualche passo e finisce via Meravigli, e ci si addentra nello splendido Corso Magenta che è un vero patrimonio a cielo aperto di tradizioni, storia, arte, spettacolo e instagrammabilità.
Subito c’è la Taschen, il negozio dove nessuno riesce a entrare senza desiderare un enorme libreria con tutti i volumi che spaziano dalla fotografia di moda alla storia dell’arte. Tappa obbligata, in particolare per l’ultimo volume “Gli ingressi di Milano” dove sono raccolte le fotografie degli androni più belli tra gli anni ’20 e gli anni ’70.
Poi c’è Marchesi, quella vera, la pasticceria che da oltre 100 anni fa angolo lì, immune da tutte le modernità che avanzano, vero capolavoro di estetica e qualità, fare colazione da Marchesi verso le 10 del mattino attorniati da sciure in visone è una gioia senza limiti.
Lì dietro c’è Santa Maria alla Porta, una piccola chiesetta bombardata durante la guerra che ha causato la distruzione dell’antica cappella circolare, oggi riscoperta e portata alla luce (nel vero senso della parola), che è lì a testimonianza di quante meraviglie sono state portate via per sempre e di quante si attaccano alla sopravvivenza dei posteri. E’ un angolo prezioso, soprattutto per la bellezza di quei marmi.
Consiglio culinario: il piccolo ristorantino “La Brisa”, in via Brisa (lì dietro) ideale per un pranzo chic.

lunedì 12 giugno 2017

L'AMORE CHE CAMBIO' IL DESTINO DI UNA MONARCHIA

Vi presento Wallis di Windsor
Siamo nati che lei era lì, i nostri genitori sono nati che lei era lì, sono 65 anni che lei è sul trono più ambito e ammirato del mondo, l’ Inghilterra. Non importa che non si paghino le tasse oltremanica e non si viva a Londra o nelle campagne circostanti, anche noi che abbiamo abolito sei anni prima dell’incoronazione di Queen Elizabeth la monarchia spedendo i Savoia in esilio, viviamo ammirando quella piccola donna che ha scandito il tempo tra cappellini variopinti e grandi passi nella storia.
Quello che spesso dimentichiamo è che non era lei a esser destinata al trono, non era lei la diretta erede di quella corona così difficile da portare e ingarbugliata da gestire.

Quasi un selfie
Elizabeth è nata il 21 aprile del 1926, suo padre era Albert, il secondogenito del Re Giorgio V, era la terza in linea di successione per il trono e non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe toccato a lei guidare la storia del suo paese diventando la regina più longeva del suo paese con un regno che ha superato addirittura quello della sua trisnonna, l’infaticabile Vittoria.
E’stato un amore, grande e immenso, a far tremare Buckingham Palace quando nel 1936 il Re Edoardo VIII (salito al trono il 20 gennaio dello stesso anno in seguito alla morte del padre Giorgio V) decise di abdicare l’11 dicembre, rinunciando così a un grande privilegio per poter sposare Wallis Simpson, una donna che per la famiglia reale  fu la rovina di un paese ma che per lui era tutto il suo mondo.





Niente Cenerentola o Pretty Woman, credo che questa sia l’esemplare favola moderna dello scorso secolo, un amore così desiderato e limpido che ha cambiato il corso della storia dell’Inghilterra tra una velata sofferenza e un’esistenza errante alla ricerca di un angolo di mondo dove esser loro stessi amandosi senza filtri.
Il prezzo da pagare era così alto e così non quantificabile che nessuno avrebbe mai potuto pensare che Edoardo VIII lo facesse davvero, non poteva abdicare per sposare una donna divorziata due volte e senza nemmeno un goccio di sangue blu di quelli che contano, poteva averla come concubina senza alcun problema gli dissero ma lui la voleva con sé, nella sua vita e accanto a un trono che nessuna regina avrebbe potuto colmare.
E invece davanti a tutto il suo regno disse “Dovete credermi quando vi dico che ho trovato impossibile portare il pesante fardello delle mie responsabilità e adempiere ai miei doveri di re, senza l’aiuto e l’appoggio della donna che amo. E voglio che sappiate che la decisione presa è stata mia e mia soltanto”.
Non era una cotta adolescenziale o un colpo di testa di un principe capriccioso che preferiva i piaceri della corona ai doveri di un imperatore, al contrario aveva sempre svolto i suoi obblighi cerimoniali e diplomatici fin da quando fu investito del titolo di Principe di Galles una volta che il padre divenne Re Giorgio V.

SENTI.

Edoardo e Wallis si amavano di un amore profondo, rispettoso e grande come grande è stato il coraggio di una simile decisione che sapeva di salto nel vuoto.
Il giorno dell’abdicazione Wallis risultava ancora sposata e dovettero passare ventidue mesi prima che i due si rincontrassero e ottenuto il divorzio di lei, si potessero sposare lontano da tutti gli affetti inglesi che non accettarono mai la loro relazione.
Vissero insieme tutta una vita passando da un paese all’altro, da una nazione all’altra, lui cercando un posto nel mondo per sentirsi utile alla sua terra natia e lei allontanando lo spettro di un senso di colpa che la attanagliava giorno dopo giorno.



Edoardo aveva rinunciato a tutto per lei, lei se lo meritava davvero? Ci sono stati giorni in cui lui abbia alzato gli occhi al cielo conclamando un “E’ stato un errore”? La risposta sta tutta in quella frase che le bisbigliò dopo aver visto un film sulla loro storia:
“Per tutto quello che ho ricevuto in cambio, ho rinunciato a molto poco”. Quel poco era un trono, quel poco era il “lavoro” che gli fu insegnato da quando era bambino perché il destino di un futuro erede alla corona è qualcosa che si legge nei libri di storia e non dipende da lui ma è un diritto e soprattutto un dovere di nascita.
Vagarono in giro per il mondo tutta la vita, vissero negli Stati Uniti, in Spagna e vennero adottati un po’ dalla Francia che però fu loro sempre un po’ ostile, con quel fare ipocrita ed elitario vennero sempre adulati e beffati, era bello e di prestigio averli come ospiti per un pranzo formale ma chi appoggiò la loro relazione e il loro matrimonio si contava sulle dita di una mano.
Wallis era una donna arguta, intelligente, dinamica e con un grande senso pratico, amava ricevere e teneva a mente gusti e preferenze di ogni ospite che varcava la soglia delle sue residenze, vestiva seguendo un suo stile che subito divenne copiato e ammirato, nel suo guardaroba si contavano soprattutto dei meravigliosi Schiaparelli, Balenciaga e Givenchy ma la sua regola cantava “Pochi capi perfetti alla volta per poi portarli finché non sono proprio andati”.

giovedì 1 giugno 2017

WEEK END A SARZANA: COSA, DOVE, PERCHE'

Pasticceria Gemmi
La Liguria è per Milano una sorta di colonia e dalla città delle fatture i conquistadores attraversano autostrade e caselli per rilassarsi in quella che è la più piccola e affascinante regione del nostro bel paese. Non sempre i liguri ci amano, al contrario spesso vorrebbero cacciarci come le streghe perché (in effetti) invadiamo spiagge, parcheggi, ristoranti, case e traghetti ma sono ormai più di 70 anni che il milanese corre a “Svernare” in posti che son diventati hinterland milanese.
Prima tra tutti Portofino, poi Santa Margherita, Varazze, Celle Ligure, Chiavari, Lerici e anche Sarzana.

Quest’ultima è ormai una seconda casa Bises da quando i miei genitori si sono innamorati di questo posto in prossimità della Toscana, custodita dalle Cinque Terre e dalle Alpi Apuane, al di qua del passo della Cisa e al di là di una serie di luoghi meravigliosi.
Scappare da una congestionata circonvallazione il venerdì sera per dormire sonoramente in Liguria è un’esperienza indimenticabile e anche due piccoli ma pieni giorni a Sarzana sono un toccasana per recuperare energie e lasciar andare la testa lontano da problemi e ansie lavorative.

Da quando la frequento ho potuto visitare intorno bellezze che non conoscevo, come Pietrasanta, Lerici, Fosdinovo, Carrara, Lucca, Porto Venere, le cave di marmo e anche La Spezia che ho rivalutato nel tempo.
Sarzana è una cittadina con una storia millenaria alle spalle, qui sono nati Papi (no Enrico), sono passati principi e imperatori, hanno costruito le loro eleganti dimore nobili e feudatari che hanno commissionato poi opere d’arte e chiese. L’arte e l’antiquariato infatti sono nel Dna e tra i vicoli si possono scorgere negozietti e restauratori alle prese con mobili dallo stile impero a quello art nouveau, inoltre quasi ogni mese si tiene “La soffitta in strada”, un vero e proprio mercatino dell’antiquariato a cielo aperto dove è possibile trovare di tutto.
Quindi ecco qualche indirizzo che potranno farvi vivere al meglio un delizioso week end in qualsiasi stagione, perché sì, l’aspetto più bello di Sarzana è che è accogliente in qualsiasi momento dell’anno.

Vale la pena visitare Sarzana anche solo per Instagram.

DOVE ALLOGGIARE: ovviamente lo strumento migliore risulta sempre Airbnb trovando soluzioni su misura e per tutte le tasche, più o meno lontane dalla piazza principale ma nulla è irraggiungibile, d’altronde in 10 minuti di piacevole passeggiata ogni angolo è vicino. C’è un adorabile “B&B in piazzetta” dietro la cattedrale che si affaccia su una piccola piazza, da innamorarsi.

DOVE FAR COLAZIONE: non si può andare a Sarzana e non fare colazione da Gemmi, l’istituzione locale per la pasticceria e la caffetteria. Una sala da tè antica con il bancone in legno e grandi specchi, soffitti affrescati e barattoli di bon – bon a tutta parete. Qui si rimane sbalorditi non solo per la bellezza della location ma anche per il conto, a Milano sarebbe impossibile pagare così poco una colazione così buona in un posto simile. Se avete a disposizione due colazioni o fate un richiamino caffè + pasticcino prima del pranzo allora consiglio anche Giubea, i dolci sono sbalorditivi e il personale così gentile che non lasciare la mancia è reato.

DOVE FAR SHOPPING: Sarzana è anche una cittadina molto piacevole e si trovano negozi un po’ per tutto, sia abbigliamento che arredo e calzature, (per non parlare delle boutique con i prodotti tipici liguri). I miei preferiti sono Galax e L’altro Store dove ci sono collezioni uomo-donna molto particolari e con una grande attenzione al dettaglio, in particolare gli accessori sono da capogiro, zaini e borse da tutti i giorni in pelle e cuoio intramontabili. Le vetrine di Galax sono una vera chicca, sempre molto eleganti e con dettagli di arredo d’antiquariato ben assemblati.

lunedì 29 maggio 2017

LA BIBLIOTECA D'ALESSANDRIA (DI MODA E DI COSTUME) A MILANO


Carmen Dell'Orefice, 1948 (questo lo vado a cercare) 
Milano non finisce mai di sorprenderti e quando più o meno pensi di conoscerla al suo meglio ecco qui l’invito in uno spazio, a una nuova mostra, in un nuovo negozio o in un museo che pensavi di aver visto e invece no è stato ristrutturato ed è come entrarci per la prima volta.
Milano sembra dirti “TAAAAAAAAAAC, BECCATO”.
Si parla tanto di moda e di costume perché 4 volte l’anno siamo subissati di tacchi e macchine della camera della moda, si montano le catwalk in ogni angolo di città, serpeggiano le giornaliste di costume (le poche che ancora non si sono annichilite su un blog) e tutti si improvvisano del settore.
In realtà la moda è un’arte e come tale andrebbe studiata.
Prima di parlare della nuova collezione Missoni non bisognerebbe sapere la storia di come è nata questa maison? Prima di innalzare le mille innovazioni della prossima stagione, non bisognerebbe conoscere come si è arrivati a quelle forme e a quel tessuto?
Come quando Miranda si rivolge nervosamente ad Andy nella celebre scena de Il diavolo veste Prada:

venerdì 19 maggio 2017

ETERNI SECONDI?

29 APRILE 2011 UNA DATA CARDINE DELLA MIA VITA.
Alla voce “Eterni secondi” ci sono le foto di tutti quei secondogeniti un po’ oscurati dai loro fratelli che per concepimento e destino forse, apparentemente, sono stati un po’ più fortunati di loro, il che però non è detto.
Consideriamo per esempio il principe Harry, tutti lo danno come “Il secondo”, quello che è stato spodestato dal trono addirittura dal piccolo George, quello un po’ “ribelle” perché abituati dalla figura perfettina del fratello William ma che in realtà è quello che se la spassa più di tutti in quella famiglia che è manipolata dal cerimoniale di Elisabetta.
Harry non ha così tanti obblighi quanto William, non è prossimo a sedere sul trono dell’unica monarchia che davvero interessa a qualcuno e può frequentare un’attrice americana divorziata di 35 anni senza un goccio di sangue blu senza che i cecchini di sua Nonna abbiano già fatto centro.
Ho sempre pensato che i secondogeniti, tra cui io, hanno una marcia in più, perché i genitori sono già genitori e hanno un pochino più di respiro dei primogeniti, se la cavano meglio da soli e riescono nella vita a svignarsela. Meno obblighi e più libertà.
L’esempio lampante è anche Pippa Middleton, la sorella quasi 34 enne della donna più invidiata (per lo zaffiro di Lady D al dito?) e osservata (perché sembra la figlia di Satana tanto è sempre perfetta in tutte le occasioni?) della globosfera: Kate Middleton, moglie di William il duca di Cambridge, secondo in linea di successione al trono d’inghilterra.

lunedì 15 maggio 2017

COME SCEGLIERE UN ALLOGGIO SU AIRBNB

Il giardino pensile a Hvar, Croazia.
Nella vita che vorrei mi chiamerei Paris di nome e Hilton di cognome, vestirei solo di rosa e non solo il mercoledì, urlerei “Stop being poor” e sponsorizzerei compresse dissetanti per non inquinare con le bottiglie d’acqua il nostro pianeta.
MA.
Ma mi chiamo Lorenzo di nome e Bises di cognome, combatto calvizie precoci, ho un mutuo di cui forse non vedrò mai la fine, vesto lo stesso di rosa con e il titolo di questo blog è abbastanza evocativo. Si può essere ricchi ma poveri di stile e si può essere poveri ma ricchi di stile, è questa la mia filosofia di vita.
Spesso la ricchezza è sinonimo di uno stile di vita molto esibizionista, vestiti firmati, scarpe da urlo in pelle di daino bianco della Svizzera francese e hotel 5 stelle lusso con cuscini al profumo di mosto selvatico e ciabattine per la doccia in capra albina in via d’estinzione. Soprattutto i viaggi sono l’ago della bilancia del 740 di una persona, perché chi viaggia per il mondo senza un barattolo dei risparmi firmato “Estate 2017” difficilmente potrà capire i sacrifici che si fa per scoprire nuovi orizzonti riuscendo però contemporaneamente a pagare la tassa dei rifiuti, la 15esima (su enne infinite) rata del mutuo, la fibra per googlare ossessivamente “Quanti minuti nell’acqua per uovo sodo”.

La scelta dell'appartamento a Torino è stata influenzata dalla presenza di questo lego gigante a forma di Faraone, ovvio

Noi di questa generazione siamo molto fortunati perché è cambiato il modo di viaggiare e ci si sono aperte frontiere che i nostri genitori nemmeno si sognavano. Prendiamo un volo per Londra come il tram per il Fiordaliso di Rozzano, partiamo improvvisamente per Siviglia e Barcellona solo per mangiare le tapas, organizziamo tour tra Germania Austria e Repubblica Ceca quando fino al 1989 c’era addirittura un muro armato a dividere culture, territori e storie.
Voli Low cost, offerte di ogni genere e l’alloggio?
Da quando 4 anni fa ho scoperto Airbnb le mie prenotazioni le faccio sempre qui per ovvie ragioni, prime tra tutte il prezzo davvero competitivo e le proposte carine e adatte a ogni genere di viaggio. Week end d’amore? Fuga dalla città? Avventura spartana? Airbnb sempre.
Non sono amante delle camere d’albergo in cui è tutto molto asettico e quasi finto, l’atmosfera rarefatta, il caldo soffocante, a meno che non siano quegli alberghi pomposi e storici e allora sono disposto a fare Sissi la principessa bavarese per almeno una settimana.
Su Airbnb le persone mettono online una casa di proprietà disponibile per brevi e lunghi periodi, o anche una stanza e si può andare ovunque nel mondo, senza limiti. Trovo che sia un modo intelligente di fare sharing, offrendo un alloggio vissuto e vivo, personale e non freddo.

Per Mantova invece ho optato per delicati candelabri papali accanto al letto.
Così ci si ritrova in un palazzo affrescato del 1400 a Mantova, in una casetta con giardino nell’isola di Hvar, in una mansarda affacciata sui sottotetti di Praga o in un delizioso residence a Paros. Si possono scegliere tutte le opzioni, dalla camera in un appartamento condiviso alla villa affittata per le vacanze.
Qualche consiglio?
Prima cosa bisogna partire già con quello che si vuole filtrando a priori le proposte, selezionare i servizi necessari (esempio WI-FI, parcheggio, se accettano animali o bambini ecc) e leggere bene le recensioni che sono il reale specchio di quello che vai cercando, si basa tutto sul giudizio di chi è stato e soprattutto di chi tornerebbe anche domani mattina. Le recensioni valgono sia per l’ospitalità e disponibilità dell’host, sia per l’alloggio con criteri che vanno dalla pulizia alla puntualità del check in. Si contatta l’host con un messaggio entusiasta (deve accettare la tua richiesta controllando anche i tuoi feedback) e si inizia a instaurare un primo rapporto telematico con scambio di domande del tipo a che ora arrivi? Hai bisogno che ti venga a prendere? Ecc.

Le colazioni più belle e rilassanti dell'estate 2016 qui a Paros.

Gli host sono sempre molto disponibili ed essendo del luogo sapranno indicarvi angoli segreti e posti meno turistici da visitare, l’anno scorso a Paros grazie alla ragazza che ci ospitava abbiamo passato una meravigliosa vacanza nelle spiagge più isolate lontani da bambini urlanti e italiani con la borsa frigo.
Qui invece i link degli alloggi più carini in cui sono stato negli ultimi tempi:
(Paros non ho trovato il link ma si chiama AROKARIA DREAMS) 
-         MANTOVA

-         FERRARA

-         HVAR

-         TORINO


-        ISOLADEL GIGLIO 


Con Airbnb si trovano queste case meravigliose.

martedì 9 maggio 2017

QUANDO LA SORTE SI PRENDE GIOCO DELL'ARTE

Ci sono opere d’arte dal profondo valore simbolico che ci sono state tramandate per l’importanza del loro messaggio, mi viene da pensare alla Guernica o alla Libertà che guida il popolo, ma ne esistono altre ben più nascoste e frivoleggianti che però nascondono una storia di rivalsa nonostante la sorte è stata loro alquanto avversa.

Giovanni Boldini era già il simbolo della Belle Epoque, il pittore ferrarese poi trapiantato a Parigi dal 1872 divenne la mecca di qualsiasi avvenente signora desiderosa di lasciare ai posteri l’immagine più elegante e aristocratica di sè stessa e nessuno più di Boldini era adatto a render sulla tela il lusso, lo sfarzo e il dinamismo di questa sfolgorante epoca a cavallo tra l’800 e il ‘900.
Nel 1901 Boldini sbarcò a Palermo non solo per godersi la città simbolo della ricchezza siciliana ma per dipingere una donna considerata la Regina di Sicilia, Donna Franca Florio, nobile di nascita e ricca per matrimonio con l’allora magnate pre-Russia, Ignazio Florio, che aveva affari in tutti i campi, dalle tonnare più belle e attive dell’isola all’editoria.
La coppia viveva nel capolavoro Liberty, il Villino Florio, e fece costruire Villa Igiea, oggi hotel di lusso con l’affaccio direttamente sul porticciolo di Palermo, un luogo che si lega alla storia della famiglia con le vicende, i drammi e la futura decadenza.
Donna Franca vestiva gli abiti di Worth, il primo couturier della storia del costume, realizzati appositamente per lei a Parigi, indossava gioielli meravigliosi e il suo filo di perle aveva come unica rivale la Regina Margherita prima e la Regina Elena dopo, da cui fu peraltro nominata “dama di corte”. Era bellissima ma anche molto infelice a causa delle corna del marito, l’uomo più invidiato del regno.

Donna Franca Florio, Giovanni Boldini
Dettaglio.

Nel 1901 Boldini la dipinge in tutta la sua bellezza, con un lungo filo di perle, un’acconciatura ben curata, gli occhi distratti tra il grigio e un intenso azzurro e un abito che lascia intravedere spalle e caviglie allungate con una scarpa a punta molto moderna. La posa sofisticata e naturale la fa sembrare in procinto di uscire dalla tela e avvicinarsi allo spettatore.
È un’immagine eterna ed eterea che solo le pennellate rapide e sicure di Boldini avrebbero potuto imprimere con tutta la sua bellezza.
L’unico a non essere d’accordo è il marito Ignazio che scrive al pittore che non avrebbe pagato il quadro che considerava impudico e troppo seducente per poterlo esporre, così il ritratto dovette esser rifatto e nella nuova versione del 1903 Donna Franca indossava un abito lungo e nero custodito fino a oggi presso Palazzo Pitti, ed esposto in occasione di una mostra sui suoi abiti nel 1986. La seconda versione venne trafugata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e se ne sono perse completamente le tracce, e la prima versione invece? Rimase nell’atelier parigino di Boldini fino al 1924, anno in cui lo comprò il Barone Rotschild, grande estimatore, ed è per questo che il quadro riporta questa data nonostante fosse stato dipinto più di 20 anni prima.