venerdì 26 dicembre 2014

DOV'E' LA MIA VLLA DI BARBIE?


Ancora piango.

Ogni Natale l’atmosfera si riempie di rosso, di verde, di lucine un po’ Las Vegas e tra una canzone di Mariah e un rutto di Michael Bublè si scartano regali che spesso sono utili come una pelliccia nel deserto.
Così, tutti gli anni, vengono in mente i Natali passati e quello spirito maligno che cresce dentro di noi ripercorre tutte le letterine scritte a quello spilorcio di Babbo Natale che leggeva una precisa trascrizione del catalogo dei giochi e nulla. Lui sceglieva a caso.
Qual è il criterio con cui Babbo Natale sceglie i regali?
Pesca a caso? Si consulta con il tuo peggior nemico?
Il fatto che a 27 anni ancora aspetto alcuni regali che non sono mai arrivati a destinazione vuol dire che ho subito un vero trauma.
DOV’E’ LA MIA VILLA DI BARBIE CON L’ASCENSORE, EH BABBO NATALE?
Quell’anno da Roma ho festeggiato il Natale a Milano dalla Nonna e lì Babbo Natale si presenta la notte del 25 dicembre mentre i bambini dormono ed è stata la notte più lunga della mia vita.
Mi sono svegliato alle 6 del mattino e ho saltato sui letti di tutti per farli alzare e aprire i regali sotto un mini albero che ancora ricordo come fosse ieri.
E lì che c’era?
La clinica di Cucciolandia, una roba tutta rosa con gattini pelosi e cani infiocchettati, e poi l’elicottero militare delle Micro Machines, forse per creare un po’ di ambiguità.
In realtà era un gioco psicologico, un modo per scegliere la mia vera identità, ma siccome sono la dimostrazione di una personalità multipla, riuscivo a curare la zampa di un castoro affaticato per poi inscenare un attacco bellico in Nicaragua con carro armati e milizie armate in meno di dieci minuti.

mercoledì 17 dicembre 2014

E' TUTTA COLPA DI RYAN AIR


HAI DETTO WEEK END FUORI PORTA?
Sono sempre stato sensibile al tema del viaggio, mi è sempre piaciuto moltissimo preparare le valigie e metterci dentro tutto quello che poi avrei riportato piegato di merda al ritorno perché completamente inutile.
In montagna volevo mettere i mocassini e al mare andavo pazzo per delle scarpe che era tutt’altro che adatte all’estate. Un pazzo completo.
Cresciuto a pane e film in costume, cosa che mi ha fatto capire di essere nato nel secolo sbagliato perché io pagherei per uscire tutti i giorni con la tuba in testa e il bastone con il pomo d’avorio, mi sono appassionato alla valigieria.
Quella vera, non quelle robe da poveri come i trolley o diavolerie simili.
Quei set da viaggio che comprendevano bauli a cassettoni con le etichette dei luoghi di destinazione, che so “Cortina D’Ampezzo”, “Sainkt Moritz” o “Cannes”, perché all’epoca si viaggiava così, negli hotel che contavano, e non c’erano plastichette orrende di colori impresentabili con scritto “Eurolines Cinisello Balsamo” o valigie arrotolate di scotch perché sicuramente ai ladri nelle stive degli aerei fanno gola quei 4 vestiti dell’Oviesse che ti porti a Sharm El Sheik.

Un tempo si viaggiava appesantiti ma felici di avere con sé l’intero cambio degli armadi, si spedivano tonnellate di bauli e nessuno fiatava. Non c’era la preoccupazione di quell’abominio chiamato “Bagaglio a mano” che viola il diritto dell’uomo di essere vestito diverso ogni giorno dal calzino al cappotto.
Perché io se vado a Londra devo scegliere tra il Montgomery, il Loden e la giacca Tartan? Chi sei tu per farmi scegliere cosa POSSO o NON POSSO portare perché non entra in quella valigia?
E’ come far scegliere a una madre quale figlio dare in pasto ai cani per salvare gli altri.
In particolare ho sempre avuto la fissazione per un dettaglio del set da viaggio, la cappelliera.

domenica 7 dicembre 2014

NON PUOI VIVERE A MILANO SE:




Ancora mi chiedo, cosa ci faceva il 23 in Piazza della Repubblica? MISTERI.
Per uno nato e cresciuto a Roma, dinasticamente educato a dire “Milano è grigia, Milano è triste”, benché la metà del mio sangue abbia radici meneghine, la decisione di vivere nella metropoli del “tutto è possibile, anche vestirsi di merda!” è stata saggia e ben ponderata.
Da sempre sono stato più milanese che romano. Papà ne piange, Mamma non capisce cosa abbia fatto di male per meritarsi tanto.
Certo, è una città difficile, ma basta amalgamarsi. Non è nemmeno una città per tutti e a mio avviso esistono alcune piccole regole per capire se Milano fa per te, o meglio, se tu fai per LEI, perché è lei che decide. È lei che comanda.

Non è consigliabile per te vivere a Milano se:

-          Non sai camminare veloce. Il cosiddetto passo alla Milanese, svelto, deciso, rapido, senza fronzoli. Non esiste che tu possa camminare lento come fossi nel bosco dei cento acri a stupirti degli uccellini e delle farfalle. Qua si corre, tutti devono avere bene in mente la traiettoria del proprio marciapiede, fare lo slalom perché quella davanti decide di fermarsi improvvisamente è fonte di grandi sbuffi. Se ti fai un selfie, scattalo in corsa, se vuoi ammirare il Duomo accertati di non averlo già postato su Instagram.

-          Non sai stare in piedi sul tram. Gli urletti, i commenti “MA COME GUIDA IL TRANVIERE OGGI?” e il pogo come nemmeno al concerto di Avril Lavigne, sono cose che non si addicono a un milanese sul tram. Se non hai equilibrio e non ti riesci a sedere, allora cambia città o fai un corso sul Tagadà.

-          Non te la tiri con chi non vive a Milano. È una conditio sine qua no, fare il Cicerone a Milano con chi è forestiero è sempre una grande soddisfazione. Come per dire “CE L’HO FATTA”, anche se vivi in un loculo e come sottofondo hai trans brasiliane che ballano il merenghe tutta la notte.

sabato 22 novembre 2014

LA PASSIONE DIVENTA UN LAVORO




In tanti si lamentano della mancanza di lavoro, di opportunità e di coraggio. Crisi o non crisi tante volte si perde il senso del rischio e non si investe nelle proprie capacità.
Chi disegna abiti per bambini, chi prima realizzava collezioni intere e ora fa gioielli in argento, chi ha cominciato per gioco e ora è una vera e propria designer.
Come Carolina Ravarini, milanese purosangue, che dandosi alla creazione di gioielli handmade con pietre colorate e abbinamenti elegantissimi è un missile sparato nel jewel-design.
In una città in cui tutti si sentono stilisti, visual, designer e socialize, Carolina muove i suoi sapienti passi con una maestria davvero impareggiabile, perché ha uno stile molto ben definito.

Niente serpenti di strass, niente bracciali pitonati con inserti laccati d’oro e orrende scritte in latino, i suoi gioielli sono raffinati e di gran gusto, che si adattano a una impegnativa giornata di lavoro o a un cocktail formale in cui sfoggiare pietre pregiate ma non gli smeraldi di 4 etti chiusi nella cassetta di sicurezza in Svizzera.
Il segreto di Carolina è tutto lì, abbinare i colori in modo che l’uno esalti l’altro, come in una vera storia d’amore alla francese, così anche le due sfumature che farebbero storcere il naso alla signora “Io solo bianco e nero, fa molto Chanel” in realtà sono totalmente azzeccate.
L’azzurro con il verde, il giallo, il rosso.
Carolina non ne sbaglia una.
Il principio della sue collane a più giri ad esempio è quello di poter essere indossate da giovani sempre di corsa e dalle signore più mondane, sono un passepartout per ogni tipo di occasione, mai fuori luogo e mai eccessive.
Indossando una sua creazione poi non si arriva mai a quel fastidioso “Vorrei ma non posso”.
In ogni sua creazione, realizzata una a una da lei medesima con le sue manine da ricamatrice dell’Ottocento, c’è la passione e il savoir faire di una ragazza che quasi per gioco ha trovato il suo lavoro da grande.

lunedì 10 novembre 2014

CE L' HAI I BOYFRIEND?



Sarah Jessica Parker, alias "PEGGIO DI ME".
È un mondo molto difficile e per i single in particolar modo.
Nessuno che ti porta la colazione a letto quando dopo una serata in cui ti sentivi la regina della notte sembri uno zombie nel peggior b-movie della storia, nessuno che ti fa i grattini e nessuno da ossessionare a tutte le ore del giorno e della notte.
A metterci pure il coltello nella ferita da cui scorga il mio sangue blu Yves Klein è il complimento ricevuto da un’amica.
Quel giorno ero vestito peggio del solito, contavo ben 17 euro per il total look.
A colpirla sono stati i miei Levi’s un po’ da operaio slavo in una fabbrica di chiodi, pagati la bellezza di 2 euro in uno di quei mercatini dove prima o poi mi assumeranno come visual per migliorare le vetrine che lasciano alquanto a desiderare.
“Belli i tuoi jeans” mi dice complimentandosi “Sono un po’ stile boyfriend”.
Documentandomi poi a casa ho scoperto che esistono davvero dei jeans che si chiamano boyfriend e il concetto che racchiudono è davvero classista.

lunedì 3 novembre 2014

CARO KARMA TI SCRIVO



Caro Karma,
ti scrivo perché ho bisogno di farlo e ho bisogno di fare con te un po’ il punto della situa.
Insieme ne abbiamo passate tante e lo sappiamo, sappiamo entrambi che non è il momento più idilliaco mai apparso nella nostra ahimè sventurata costellazione leonina, MA io e te non ci siamo mai persi d’animo.

Perché tu caro Karma di scherzi me ne hai fatti, tante volte ti ho ringraziato e altrettante ti avrei preso a badilate sugli stinchi, affettuosamente parlando.
Insieme abbiamo vissuto la decadenza romana, la spensierata Strasburgo, la difficile Parma, la stagione dell’amore a Tarragona, il crollo a Lodi e la rinascita milanese.
Io, te e svariati milioni di drammi.

A volte non capisco se ci sei o ci fai, se mi ami o cerchi di mettermi i bastoni tra le ruote in tutte le pedalate che tento di fare. Inizia una cosa, lenta, difficile, con una strada che non è in salita ma è proprio un’arrampicata sulla cresta della montagna, e tu cosa fai?
Boom, ci metti in mezzo anche la pioggia, il freddo e delle scarpe di merda.
Si dice che il Karma sia una parte di te, ma chi l’ha chiesto? Perché spesso ti immagino come il mio gemello cattivo, quello che al posto di mangiarsi le unghie architetta strani piani per farmi andare male le cose e che è capace di visualizzare e non rispondere senza sentirsi in colpa come un bambino che non finisce la minestra.

sabato 18 ottobre 2014

DAJE CON LA RUSTICHELLA



Daje!

Nel mondo del gossip non vale cosa dici, ma per quanto tempo e quanto forte.
“CI SPOSIAMO” per esempio è una frase che ha un certo significato e che dovrebbe comportare una serie di attenzioni, non solo mediatiche.
Così Michelle Hunzicker e Tomaso Trussardi sono circa due anni che paventano l’intenzione di sposarsi e poi nella realtà hanno creato così tante aspettative che sembrava il matrimonio del secolo e invece è risultata una sagra della salsiccia ripulita.
Ammetto di non aver mai avuto grandi simpatie nei confronti di Michelle che dalla Svizzera è scesa come fosse lei l’unica in grado di sorridere con le paresi facciali e poi è riuscita a mollarsi con l’unico uomo sulla faccia della Terra che ti dedica canzoni e non scritte sui murales.
Per quanto riguarda Tomaso, dovrebbe intendersi di moda essendo capostipite della famiglia Trussardi ma l’unico commento intelligente che era riuscito a fare come giudice di “Project Runway” è stato “BELLO MA BOH”. E qui si capiscono molte cose.

Grande attesa per il wedding e poi dall’auto scende Michelle che ha scelto un abito di Antonio Riva che però, concedetemi, sembrava un po’ uno straccetto per la polvere.
Hai un fisico pazzesco, è la seconda volta che ti sposi in pompa magna e ti presenti con mille volant e una gonna da Barbie Raperonzolo?
Per non parlare del tatuaggio anni ’90 al braccio così in bella vista, piuttosto porta un bonsai come bouquet che così nelle foto non si vede, ma te prego coprilo.
La cafonata più cafonata che mai ci saremmo aspettati da chi si crede signore per nascita è la lista nozze. Se ti chiami Trussardi-Hunzicker e i soldi di certo non ti mancano potresti chiedere ai tuoi ospiti di fare donazioni, beneficienza, sostenere la fondazione artistica di casa Trussardi,  e invece no. ARGENTI, REGALATECI ARGENTI.

giovedì 9 ottobre 2014

IN TUTTA ONESTA'



In questo marasma milanese per cui la mattina quando ti svegli non hai il tempo di capire se ti chiami ancora allo stesso modo che già sei sul metrò insieme ad altre 800 persone, è difficile sopravvivere.
Agli odori della metropolitana, per l’appunto, e all’interazione con quello che la Bibbia definisce “il tuo prossimo” nonostante tu lo categorizzi sotto “Presto nel mio passato”.
Era partito tutto da “Ah ma quest’inverno! Baldoria, feste, restyling e vita pazzesca” e si è rivelato il settembre più nefasto della storia con accadimenti che nessuno si sarebbe mai aspettato.
Come la nuvola di Fantozzi si abbatte metaforicamente su di lui, la stessa cosa su di me, con più violenza.

Cambi di lavoro, improvvise scene epiche dal passato, stress a mille, chilometri e chilometri di strada tra una sede di lavoro e l’altra, di tutto un po’ e di più.
Una sera dopo essere collassato di fronte alle brutture di “Ballando con le stelle”, ipnotizzato dalle guaine contenitive e dalla concentrazione di tupè, decido che è il momento di fare notturne pazzie (?) e pedalo verso un locale con successiva tappa in discoteca.
Si balla, non si beve perché costa troppo, ci si guarda in giro (in realtà sembra la caccia alla volpe) e in particolare la coda dell’occhio cade sulla cerchia degli amici degli amici.

domenica 28 settembre 2014

PIZZA & CINEMA


Lo abbraccio o non lo abbraccio?

In un periodo storico in cui noi stagisti a vita non abbiamo la possibilità di mettere a soqquadro Zara ma ci vestiamo al mercatino delle pulci, è normale che ci siano difficoltà a relazionarsi.
In fondo, ok povery da soli, ma non povery in due.
Così diminuiscono le uscite, diminuiscono i flirt e nel momento di un primo o secondo appuntamento c’è subito panico urlato ai quattro venti e ai 4000 followers su Twitter.
Se c’è stato un primo appuntamento, che sia un limone clandestino in discoteca, la più casta passeggiata in centro o subito il sesso selvaggio nell’androne del palazzo, quello che più spaventa è il secondo appuntamento.

IL SECONDO APPUNTAMENTO E’ LA PUNTA DELL’ICEBERG.

Il primo appuntamento è ipocrita, perché magari si è vestiti così, nell’anonimato, ma poi si scoprono le scarpe Hogan, la camicia viola e le scarpe lucide a punta.
Al primo appuntamento si è tutti carini e sul chi-va-la e invece al secondo si snocciolano le corna fatte nelle relazioni precedenti, si scopre che la madre ha la chiave di casa e risulta imbarazzante cercare la via di fuga.

Il classico secondo appuntamento è pizza + cinema, a meno che non sia vegano e quindi il menù sarà “cetriolini spolverati da un neve di prezzemolo” + cinema d’essay perché siamo mica vegani e non radical chic.
IMPORTANTE: non si sa mai che la pizza si trasformi in “Proviamo quel ristorante vietnamita pazzesco?” oppure nel sushi più pericoloso di Milano, per cui se si esce di casa convinti che “Ah sì, tanto la pizza la digerisco sempre facilmente” la fregatura può essere dietro l’angolo.

Quindi, in tasca, nascosto nel reggiseno o mimetizzata con le cicche, SEMPRE L’IMODIUM.
Non c’è nulla di peggio che un secondo appuntamento finito con la fuga a culo stretto.
Per il cinema mai scegliere un film impegnativo perché se alla fine si parte con i discorsi sui massimi sistemi e vi chiede “Che ne pensi di quel passaggio fotografico?” voi non saprete rispondere perché stavate pensando “Ci vado a letto o no?” o già stavate immaginando la schiera di fotografie di figli e nipoti sui vostri comodini in legno intagliato.
IMPORTANTE: accertatevi che sieda dalla parte del vostro lato migliore, quello che usate per le foto su Instagram, anche Lilli Gruber e Paris Hlton sarebbero d’accordo.
Tutto il resto vien da sé, come il prezzemolo in mezzo ai denti e la mano morta pensando di aver centrato il cestello dei pop-corn.

sabato 13 settembre 2014

GRAZIE PER AVERMI DETTO SI'



Cin Cin.
Tutto è cominciato sulla torre più alta di Melbourne, la città che ora vede crescere il loro amore.
Lui si inginocchia, lei pensa “Questo è scemo”, lui chiede “Vuoi sposarmi?”, lei starnazza un sì, lui le infila l’anello, lei pensa “Meno male che ho fatto le unghie”.
Da quell’attimo la parola MATRIMONIO è diventato sinonimo di attese, ansie, divertenti avventure, estreme ricerche su internet, scleri quotidiani e  viaggi infiniti.
“Ma dici che me la tolgono la foto di Ciampi dalla sala del Comune?”
“Napolitano, dici?”
“Sì”
“E cosa vorresti che mettessero, Audrey Hepburn?”

Se per le spose il momento più delicato è la scelta dell’abito, per Evelina è stato un gesto spontaneo, senza mai alcun ripensamento. “Zia, posso indossare il tuo vestito da sposa quel giorno?”, “Perché ha un significato, perché anche io un giorno voglio avere una famiglia meravigliosa come la tua, e poi non è sbracciato”.  
PIANTO NUMERO 1.
La sera prima del fatidico sì mentre io saltellavo urlando “EVY SI SPOSAAAA” lei, zen, impassibile e tranquilla come fosse su una spiaggia caraibica a sorseggiare mojito, passava l’aspirapolvere e testava l’efficacia smacchiante del Mastro Lindo sui fornelli della cucina.
Ma quando è entrata nella sala del comune a braccio del padre e ha visto che ad aspettarla c’era lui, il SUO Gabriele, in abito blu e All Star bianche, allora non c’è stato mascara waterproof che tenesse.
PIANTO NUMERO 2.

martedì 9 settembre 2014

LA PARTY GIRL MILANESE


La party girl si atteggia, sempre.

A Milano tutto può succedere, una sera mangi thailandese rischiando l’epatite, un’altra vai al cinema a vedere i tredicenni che limonano (beati loro) e una sera ti senti dire “Sashimi finito” proprio quando la sola cosa che desideri è la sensazione del salmone crudo che ti si scioglie in bocca.
(Un pensiero ai vegani che non mangiano pesce ma solo cetriolini freddi, morti e imbalsamati)
Un’altra cosa che può accadere è finire per sbaglio all’aperitivo di compleanno di una vera party girl milanese.
La party girl milanese è un po’ la Paris Hilton dei noartri, lei è ovunque e comunque. Alle sfilate, dietro le sfilate, alle feste post-sfilate, alle inaugurazioni e prima delle inaugurazioni, è talmente dappertutto che ti sembra di vederla anche dietro al bancone dei salumi nel tuo Esselunga di fiducia.
Lei festeggia la qualsiasi, dalla nuova boutique alla reunion dei Ricchi & Poveri (per l’appunto!).

In quell’occasione festeggia il suo xxx compleanno, ma nessuno conosce la sua data di nascita perché non è elegante sfoderare un’età, o meglio, dichiararne 22 quando se ne hanno una dozzina di più. La party girl in questione, fasciata in un delizioso vestitino giallo, nero e sovraccarico di fronzoli, indossa tacchi altissimi perché “Se io non ho i tacchi vuol dire che sono in pigiama!” e al polso i gioielli disegnati da lei.

venerdì 5 settembre 2014

L'UOMO CONTEMPORANEO



Dopo una certa età non si è single ma gattare, non si è single ma disperati, non si è single ma “Ti rimangono solo i divorziati e gli etero curiosi”.
Cattiverie gratuite che cadono come quella pioggia d’agosto che tanto ci piace.
I pochi rimasti a Milano si incontrano per cene nascoste in un giardino che dall’esterno non diresti mai, si fanno docce di Autan e parlano di brutti incontri perché tra i non accoppiati quello è l’argomento più divertente, e chissà che si impari dagli errori altrui.
Sì, certo.

Tutto è nato da una frase che fa venire i brividi se si osserva la sottigliezza del suo contenuto.
“IO L’UOMO CONTEMPORANEO NON LO CAPISCO PROPRIO”.
Citazione di una ragazza che non è la classica annoiata milanese con l’ultima borsa di Prada e un lavoro di merda, che non crede nell’amore e che è stata mollata dall’ultimo zarro della Barona, bensì di una ragazza con un carisma incredibile, una personalità effervescente e un allure alla Greta Garbo.
L’uomo contemporaneo è un personaggio mitologico che però esiste e che dalla leggenda è passato alla realtà delle cose senza che nessuno ne sentisse il bisogno.
È l’evoluzione di quel gentiluomo che portava la tuba e il bastone da passeggio, che faceva il baciamano, portava la camicia con il panciotto, scriveva lettere d’amore senza vergognarsene, che non avrebbe mai scritto con la “k” e non avrebbe mai visualizzato senza rispondere con parole carine e ben selezionate.

mercoledì 20 agosto 2014

LA SITUA A CASA FORRESTER


"NO STEFFY, IO SONO MEGLIO, TU USI I DENTI!"

Quando un bagnino di città si trasferisce in provincia e piove le cose sono due.
O dorme all day fino a quando sarà stanco di non essere stanco oppure si appiattirà sul divano creando una fossa così avvallata da dover rifare la fodera dei cuscini.
Non ricordavo una giornata così noiosa da quella volta in cui ho dovuto studiare Hegel al liceo.
Ad “allietare” quello spazio temporale tra “Ho già fatto colazione, quando arriva l’ora di pranzo?” con successivo pomeriggio in attesa delle repliche sfocate di Dawson’s Creek, ci sono quei 22 minuti di Beautiful.
Una manna dal cielo.

Io dai Forrester mi sento a casa, non ho mai potuto seguire con empatia le loro vicissitudini, mi sono perso i migliori anni di Brooke, la faccia di Stephanie quando nascevano nipoti e figli illegittimi con la stessa facilità con cui la benzina prende fuoco, e anche le resurrezioni, perché qui tutto è possibile.
Puoi non seguirli per anni ma poi ti basta una settimana di repliche e nessun cambiamento è più un mistero.
A casa Forrester la situa è questa:

mercoledì 13 agosto 2014

E-STATE SINGLE!


TAPPEZZERIA.

Sfiorati quasi i 27 anni l’estate non è più il momento in cui si acchiappano prede e ci si fidanza con ancora granelli di sabbia sui piedi.
Al contrario, l’estate è diventato quell’attimo di panico tra “Ho le ferie ad agosto” e “Chi viene con me?”, perché o si va da soli, da single con l’ansia di sentirsi accarezzare la guancia perché fai pena oppure vai a caccia di amiche disperate come te.
Così quando la tua migliore amica viene scaricata malamente in primavera capisci che sarà lei la tua metà della mela, e che l’argomento di conversazione sarà “Non ci credo più”, “Finiremo tra gatti e programmi Real Time” e “L’amore non esiste, un po’ come il Molise”.
L’estate è per coppie affiatate.

I single ormai non hanno più il mito del rimorchio al mare, al contrario un po’ vagano per la città perché entrano nel tunnel che ad agosto è bello rimanere a casa con i parcheggi liberi e con il mito (falso) che non fanno le multe.
In fondo l’idea di andare al mare, farsi mettere la crema dalle mani del vostro bubo del cuore, con relative imbarazzanti erezioni di fronte alla vicina d’ombrellone curiosa e bigotta, non mi dispiacerebbe.
Mare, qualche ustione di terzo grado, moijto in spiaggia, gelato in piazzetta e apparente coma profondo alle ore 23. Che pace.
Noi single le tentiamo tutte.

mercoledì 6 agosto 2014

QUANTO SEI BLA BLA?


SONO IL TOP DEL TOP.

Essendo un perfetto esemplare di pezzente del XXI secolo quando mi sono trovato sul sito Trenitalia la bella somma di 96 EURI per la tratta Milano-Roma non solo ho urlato, ingerito la Nutella per attutire il colpo e chiuso il pc, ma ho anche esclamato “LADRI, SIETE DEI LADRI”.
Con 96 euro vado da H&M e compro senza nemmeno guardare cosa.
Così, illuminato e audace come sempre, ho sbirciato su Blabla Car.
L’idea è geniale, c’è chi farà in macchina la tratta Milano Roma nel giorno in cui hai bisogno, selezioni il conducente che ti sembra più affidabile e con la faccia meno da psicopatico tra tutti e tac, gli chiedi un passaggio e vi organizzate per incontrarvi.
Io ho scelto Roberto P, 26 anni, in foto sembrava un po’ il figlio di un boss dell’ndragheta ma mi sono dovuto ricredere.
Puntuale con la sua Dacia ha caricato me e un ragazzo, l’altro capitato a caso su quella macchina.

Non è stato difficile rompere il ghiaccio e il mio livello di Bla bla è così alto che fosse per me l’app si chiamerebbe Logorrea-Car perché parlo pure con le pietre.
Roberto ci ha subito messo a nostro agio “AO’, VE METTO L’ARIA CONDIZIONATA SE NO A RONCOBILACCIO FAMO LA DOCCIA”.
Di Fiano Romano, lavora per il recupero crediti di Roma, convive con la donna sua con cui si sposerà l’anno prossimo e quindi subito mi ha chiesto consiglio.
“Per la proposta che me invento? Perché se non butti fiori da un elicottero non sei nessuno!”.
L’argomento dominante tra i due erano le donne, tanto che Roberto ha raccontato uno di quei rimorchi casuali quando era single che è da raccontare ai posteri.

sabato 19 luglio 2014

SIAMO TUTTI UN PO' MARGUERITE GAUTIER


Dimmi che mi ami, quanto mi ami?

Il dramma è sempre quello, che la vita non ci regala mai ciò che vogliamo nello stesso momento in cui lo desideriamo ardentemente.
Un classico, è estate, dopo un inverno che hai giaciuto come un vecchio formichiere nel tuo letto SOLO, limonando al massimo con il cuscino, decidi di darti alla pazza gioia e tac.
Ti fidanzi.
Proprio quando sei in forma smagliante, mezzo abbronzato e non più mezzo calvo e potresti arrivare al top della tua scala di senza-pudore.

O quando stai per partire per l’Erasmus, o hai progettato una vacanza in cui vedrai più sconosciuti nel tuo letto che tramonti.
Non è il mio caso ma sicuro che il tempismo sbagliato-sbagliatissimo ha colpito qualcuno anche quest’estate, per poi rivelarsi un enorme buco nell’acqua magari prima di Natale che si è pallidi, avvizziti e chissà, anche con un regalo costosissimo sotto al letto.
L’amore è un tripudio di emozioni, un giorno ti senti che puoi arrivare al settimo cielo, urinare sopra la casa del reverendo Camden, telefonare a tutti i tuoi ex e dire “NON SONO MAI STATO COSI’ FELICE” e proferire un “Ti perdono, ormai sei parte del passato”.
Poi però il giorno dopo non ti arriva un “Buondì cucciolo” ed è l’inizio di quella discesa agli inferi che solo uno speleologo ti può tirare su.

venerdì 11 luglio 2014

I BISES A GAETA


Romanzi rosa cipria


Tutto è cominciato dalla vicina di ombrellone che ha bisbigliato un “AO’, QUESTI ME SA CHE SO’ DE MILANO” perché il pallore milanese c’è, e anche la cadenza lombarda, nonostante il tentativo di celarla.
E da un tweet “Come ci arriva un milanese a Gaeta?”.
Grazie a uno scambio case, amici di famiglia che dopo anni al mare chiedono di andare nella nostra casa in montagna e tac, tutti a Gaeta a perlustrare un mare blu, una popolazione ruspante e la “tiella”, una sorta di panzerotto ripieno di alici e polipetti.
Da svenire.

I Bises a Gaeta sono come i Forrester ad Aspen.
Passeggiate all’esterno, drammi irrisolti quali “Perché non hai preso il caricabatterie del tablet?” a un 1 km da casa, paesaggi incantevoli e sorrisi smaglianti.
Abbiamo anche il cane, Penelope, siamo un po’ la famiglia del Mulino Bianco, senza fattoria, senza caprette, senza galline starnazzanti.
La meraviglia di partire con 4 costumi, un paio di ciocie alla “Sciabatto per Positano e mi sento figo”, un Panama sulla testa e saluto Milano perché ogni tanto fa bene allontanarsi dalla Grande Stronza.
Un viaggio lungo, siamo passati addirittura da Frosinone e sarei andato in pellegrinaggio alla statua di TATA FRANCESCA CACACE se solo non vivessimo in un paese in civilizzato che non rende onore alle nostre autorità.
E poi Latina, patria natia di personaggi aulici quali Manuela Arcuri, Elena Santarelli e Tizy Ferro.

domenica 29 giugno 2014

BAGNINI: COME CI VEDONO E COME SIAMO


Proprio così

Quando avevo 18 anni, pesavo 57 chili, nuotavo tutti i giorni, avevo più capelli e non mi veniva mai un esercizio di matematica, decisi che avrei fatto l’esame per diventare bagnino.
Anzi, ASSISTENTE BAGNANTI.
Spesso si pensa che il bagnino non è altro che un sogno erotico con due braccia potenti, un’abbronzatura da sogno e un sex appeal da attore porno.
Nella versione femminile invece l’immaginario collettivo vuole la bagnina con due tette visibili dalla Luna, un sedere che non è alto ma altissimo, una depilazione perfetta e un bikini che Pamela Anderson si sentirebbe a disagio.
Tutto falso.

Il bagnino è prima di tutto considerato con un derelitto ignorante e zotico che sì, forse sa nuotare, ma che ha scelto di brevettarsi per non fare il muratore, che non sa mettere in fila due congiuntivi di seguito e che può essere trattato come servo della gleba.
Nessuno sa che la maggior parte ha un doppio lavoro, che quando gli altri alle 18 staccano la spina del loro monitor lui cerca di sopravvivere in un ambiente caldo umido con in sottofondo un continuo scrosciare dell’acqua da mal di testa.

Il bagnino deve avere anche uno spiccato senso dello humour altrimenti non sopravvive alle domande quali “SCUSA, HAI IL DENTIFRICIO?” perché c’è gente che pensa di essere all’Esselunga e non in piscina. Oppure a quesiti quali “Dove posso trovare lo spray per non far appannare gli occhialini?” con relativa risposta “Signora, ci sputi sopra che funziona sempre!”.
Il bagnino ascolta i problemi e fa da psicologo, capisce al volo chi è l’amante di chi e chi sta broccolando con chi, tra un “NON CORREREEE”, urlato al bambino maratoneta che presta si schianterà contro qualcosa, e un “LA CUFFIAAAAA”, mette in ordine tavolette, sposta un signore dalla corsia veloce a quella lenta litigandoci per un’ora, prova la temperatura dell’acqua, ascolta le lamentele della signora che immobilizzata all’angolo della vasca si lamenta che ha freddo e intanto sorride. “OHHMMM, sento l’onda azzurra, nulla mi scalfisce, tutto questo non esiste”.

domenica 15 giugno 2014

UNA COSA ORRIBILE


Soffro.

L’altra sera sono stato protagonista di una cosa orribile.
Una di quelle sere in cui sei talmente stanco anche per ascoltare il telegiornale, che non te ne frega nulla se l’indomani verremo spazzati via da un meteorite e hai solo bisogno di una faccia amica.
SERENA.
Ormai ricopre il ruolo non solo di amica ma anima gemella, psicoterapeuta, madre, sorella minore, sorella maggiore e cuoca.

Quando propongo un pic nic al parco è sempre lei a fare i panini e quando le chiedo “Mangiamo insieme?” sa già che è un autoinvito a divorare i SUOI piatti sul SUO divano.
Finita la cena lamentandoci come un flusso di coscienza sulle nostre rispettive settimane lavorative, veniamo colti da un comune senso di frustrazione.
Stiamo entrambi affrontando quella fase della vita da stagisti di quart’ordine, tra il pezzente e il mondano parvenu, quello che dice “Ma sì, andiamo a mangiare sushi stasera!” e i giorni dopo conta le monete dimenticate nei jeans.
Guardandoci negli occhi capiamo subito cosa fare per migliorare la nostra serata.
“Non ti andrebbe qualcosa di dolce?”
“MC FLURRY?”

Con un balzo ci siamo infilati le vecchie espadrillas, messo le chiavi in tasca e siamo scesi, direzione Mc Donald’s di Porta Romana, esattamente a 100 metri da casa sua, perché io ormai ho deciso di frequentare persone che abbiano nel loro raggio d’azione almeno due Mc Donald’s visto che ne ho uno a 20 metri da casa e dormo sonni tranquilli.
Usciamo e sfidiamo le intemperie, era in arrivo uno di quei temporali preannunciati da tutti i tuoi contatti Facebook, in alcune zone di Milano già pioveva ma noi eravamo così assuefatti dall’idea di gustarci un Mc Flurry che non capivamo più nulla.
“Ma tu lo prendi con gli Smarties?”
“No io impazzisco per quello con i Baci Perugina”.
E intanto lampi e tuoni mai visti.

venerdì 6 giugno 2014

SIETE STATE TUTTE INGANNATE


MA QUANDO MAI.

Ho visto il film “Malefica” e il mio commento è stato, dopo aver capito che la protagonista era Angelina Jolie e non Bianca Balti versione zigomi alti, “MA QUANTI DENTI HA?”.
44 denti per arcata, minimo.
Il film mi ha fatto ricordare il cartone animato della Disney che è ineguagliabile perché Aurora è qualcosa di idilliaco e per disegnarla si ispirarono a Grace Kelly, va beh, mica a Manuela Arcuri.

Mi ha fatto riflettere l’idea che tutte le bambine si sono fatte dell’amore e del principe azzurro a causa di questa fiaba.

Ne “La Bella Addormentata nel bosco” lei è un usignolo con dei capelli che nemmeno se andate a pregare sulla tomba di Aldo Coppola tutti i giorni, ha un principe azzurro che così, le appare mentre coglie delle bacche in mezzo al nulla e tre fate madrine che le cambiano i colori degli out-fit a suo piacimento.
Chiunque ci metterebbe la firma.
E’ TUTTO UN INGANNO.

mercoledì 28 maggio 2014

COME NUOVO, IN SOLI 30 MINUTI


Chiamatemi Heidi Klum.

Sapete quelle mattine in cui vedersi brutti è un’esperienza mistica, ci si alza dal letto, ci si specchia per puro caso e il risultato è Linsday Lohan ubriaca che posa per la foto segnaletica?
Ecco.
Quella mattina post pizza+patatine+budini alla vaniglia dell’Esselunga+ coca cola, con relativa notte di incubi, mi sono svegliato ed ero pallido, con i capelli da serial killer e una barba che mia madre avrebbe iniziato a farmi una serie di complimenti inqualificabili.
Serviva necessariamente un restauro.

Invitato come blogger (MA CHI IO?) all’inaugurazione del nuovo salone di bellezza (‘Mi faranno entrare?’) Maison Mamì di via Fieno, in zona Missori, mi è stato offerto di provare il trattamento dedicato alla barba, ora tanto di moda tra i milanesi bohemien.
Ecco la mano divina che si prende cura della mia persona.
Il salone, total black & white, è così raffinato e quasi luxury che  ti viene voglia di chiedere se devi toglierti le scarpe per non sporcare.
Le postazioni sono antiche toilette rivisitate in chiave moderna e sono splendide, Luigi Ciccarelli, il proprietario ha voluto ricordare così la nonna Antoniette, presenza piacevole che troneggia in un ritratto alla Warhol all’ingresso.

Al piano di sotto la sala for men, un piccolo angolo di relax con la postazione barba e capelli più elegante che abbia mai visto, il lavandino in pietra e un silenzio religioso.
È così che l’uomo si prende cura del proprio look, mentre le donne si immergono nel chiacchiericcio da parrucchiere e argomentano in metrica l’ultimo jeans strappato di Belen, lui nel cavò si dedica 15 minuti per sfoltire la barba parlando di finanza e politica.
Con Salì ho potuto scegliere la lunghezza della barba “Facciamo 4 millimetri?”, il taglio preciso sul collo “Sfumata naturale?” e addirittura l’essenza dell’olio usato per ammorbidire la pelle prima e dopo la rasatura.

domenica 25 maggio 2014

IL TRADIMENTO DEL PAM


IL REGNO.

Tutto ebbe inizio quando una sera la mia coinquilina entrò in casa urlando come una matta, felice come non mai.
Ho subito pensato “Ha un brillocco al dito” oppure “E’ incinta” o semplicemente ha ricevuto un complimento dal capo.
E invece no.

“HANNO APERTO UNA NUOVA ESSELUNGA BELLISSIMA VICINO CASA!”, ha esclamato pensando di darmi la più bella notizia del secolo.
Questo la dice lunga su quello che gli altri pensano mi possa far felice, il che fa presupporre che ultimamente le gioie scarseggiano.
Subito, scettico e snob, ho detto “Ah, ma tanto io sono fidelizzato al Pam, non potrei mai passare alla concorrenza” perché ormai per me è una lotta alla Montecchi & Capuleti.
Sono circondato da Esselunga-ossessivi, sono una vera setta dedita all’offerta più conveniente, alla raccolta di punti fragola che conservano in apposite cassette di sicurezza murate dietro a un finto Picasso.

Il Pam invece è come un hobby di nicchia, come la filatelia, il collezionismo di fortini medievali in riproduzione. Conosco tutti, il signore con la barba, la colf che spolvera le cornici della signora nel mio palazzo, la cassiera inacidita, è una piccola famiglia.
Come in tutte le famiglie però arriva il battibecco “Mi scusi, ma quando mi trasformate i punti in coupon?” ho chiesto per la quarta volta in una settimana, “Il 12 del mese prossimo”, scatenando così la mia ira più grintosa. IO LI VOGLIO ORA.
Così ho tagliato il cordone ombelicale e sono partito con il mio fagotto alla ricerca di me stesso.
Mentre mi avvicinavo all’Esselunga di Porta Vittoria mi sentivo in colpa, nella mia testa stavo davvero tradendo la fiducia del Pam che mi ha sfamato per mesi e mesi.

mercoledì 14 maggio 2014

LA 5 VISUALIZZAZIONE SENZA RISPOSTA


Sempre presente.

In questo mondo la varietà di professioni, attitudini e capacità intellettive è una gran ricchezza, c’è chi dipinge, chi fa i conti senza bisogno di una calcolatrice e chi pensa di averlo d’oro zecchino senza ricordarsi che ormai l’oro giallo fa zingara.
C’è un’arte che è di pochi ed è quella del flirt estremo.
Innanzitutto il flirt è come un tango, prevede ci siano due persone consenzienti che iniziano a ballare.
Già quello è un traguardo.
I segni distintivi di un flirt sono due:

1) Si trova una qualsiasi scusa per sentirsi, vedersi, immaginarsi
2) E’ una fatica mentale che nemmeno una partita a Trivial con il cugino-da-sempre-so-più-di-te

Trovare la materia prima, capire se ti piace, capire se puoi piacere o gli fai schifo quanto il sacchetto dell’umido, intavolare una strategia che poi non metti a frutto perché l’emotività ti frega sempre e farsi prendere dallo sconforto.
Tutto questo per magari farsi dare un 2 di picche stampato a caratteri visibili dallo spazio.
La situazione è questa, un po’ Ozpetek, un po’ film francese anni ’70.
Un quadro della nonna, un restauro necessario e un restauratore fascinoso che con tutta la sua maestria riporta la vita sulla tela danneggiata.
Qualche sguardo di intesa, qualche faccina simpatica su Whatsapp, arriva il primo “Quando vuoi passa pure a vedere come procede il lavoro”, poi arriva il fatidico “Quando vuoi berti un caffè la strada la conosci!”.

E lì scappa un “UNA BIRRA SERALE, NO?” come per dire che il caffè ok benissimo tutto splendido ma esiste anche un lasso temporale post cena che andrebbe riscoperto.
“Eh sì meglio” è la risposta a cui segue una programmazione definitiva “DOMANI SERA?”.
Sono dell’avviso che non devono passare ere giurassiche tra il lancio di una proposta di appuntamento e la sua realizzazione, altrimenti è tutto un casino.
Dopodiché il buio.
Così ho dato prova a me stesso che nulla più mi scalfisce e ragionando a tu per tu con il mio orgoglio ferito ho stabilito 5 step relativi alla visualizzazione senza risposta.