martedì 11 aprile 2017

LA STORIA DEL COSTUME ITALIANO SECONDO DAMIANI

In un’altra vita dovevo essere una gazza ladra perché al primo sbrilluccico potente io vado in tilt, mi si appanna la vista e cado in un vortice. Questa è stata un po’ la sensazione prima di dormire sabato 8 aprile quando sono stato ospite della mostra di Damiani a Palazzo Reale.
La maison di gioielli ha infatti fortemente voluto questa esposizione che richiama la tradizione orafa in un angolo di Milano importante per la storia che rappresenta e soprattutto per i personaggi che l’hanno resa celebre, tra cui la regina Margherita.

Collier a pavone con diamanti bianchi, zaffiri e smeraldi 


Al piano nobile attraverso tre stanze si ripercorre così la storia del costume italiano osservando dettagli, ispirazioni e disegni in un secolo che ancora brilla nel nostro immaginario, basti pensare ai gioielli del 90esimo anniversario qui esposti che sono una vera e propria testimonianza per ogni decade.
Il collier oro bianco e diamanti che cade come una piuma a rappresentare l’elegante leggiadria degli anni ’20 o il bracciale Cascade per gli anni ’30, fino agli anni ’60 con un motivo geometrico a pavè di brillanti e smalto, oppure gli anni ’90 con Moon-shine e il D-side per l’atteso 2000.

Il mio preferito, "TWINS".
Tra una sala e l’altra un preziosissimo diamante giallo che come ci ha riferito uno dei responsabili della mostra “Ci si può perdere dentro osservando la profondità del diamante”, e io ho aggiunto che ho visto scorrere tutta la mia vita da quanto era bello e quasi incantato.
Difficile riprendersi ma se la prima sala vi ha messi in crisi, la seconda sala vi manderà in blackout.
Infatti qui sono esposti tutti i gioielli che hanno vinto gli oscar, sì proprio così, perché esistono gli oscar dei gioielli dove a esser premiata non è Tilda Swinton ma il bracciale di diamanti che ha indossato Tilda Swinton durante la notte degli Oscar. Ma non fraintendiamoci, il gioiello non vince perché indossato da un personaggio ma per la bellezza in sé del design, della preziosità e dalla maestria con cui è stato pensato e realizzato.

Un bracciale di 900 diamanti a spirale lungo tutto l’avambraccio, pensato come uno scheletro che si deforma durante i movimenti senza far saltare griffe e binari, oppure un meraviglioso bracciale disegnato come un fulmine e degno di Wonder Woman. Qui in una teca il mio preferito, un anello a fascia multiforme chiamato “Twins”, con 118 diamanti bianchi taglio baguette per 7 carati di meraviglia.

La tiara originale di Sveva Della Gherardesca quando nel 1952 sposò Nicola Romanov



Nella terza sala brillanti collier da sogno ma soprattutto la tiara della collezione “Fiori d’arancio” in collaborazione con Nicoletta Romanoff, un capolavoro di intarsi in oro rosa, diamanti e perle, ispirato a quella originale esposta per l’occasione indossata nel 1952 a Cannes dalla nonna di Nicoletta, la contessina Sveva Della Gherardesca quando sposò Nicola Romanov. Qui commozione, non sapevo che Nonna Sveva avesse custodito ancora la tiara del suo matrimonio.
(Scrissi due anni fa un post su Sveva Della Gherardesca, potete leggerlo QUI

Nicoletta Romanoff indossa la tiara rieditata da Damiani per la collezione "Fiori d'arancio".

La mostra si conclude con un’anteprima speciale sulla collezione nuova di Damiani “Margherita”, ispirata proprio alla Regina Margherita, icona incontrastata dei gioielli e soprattutto delle sue leggendarie perle. Si dice infatti che Margherita avesse il filo di perle più lungo del Regno d’Italia e che ogni giro corrispondesse a un tradimento del marito, Umberto I.
Qui la storia del costume si relaziona perfettamente a un’esigenza più moderna, quello di utilizzare il gioiello come un accessorio elegante e indossabile senza per forza dover appartenere a una casata imperiale e senza dover sgambettare tra un ballo di gala e un red carpet prestigioso.
Anche se poi la parure in perle e diamanti è un sogno che ti riporta a quei balli del Quirinale quando il regno d’Italia albeggiava e la Regina Margherita era l’unica fashion influencer che contava.

La collezione "Margherita" ispirata alla Regina consorte di Umberto I di Savoia.
La sera ho fatto fatica ad addormentarmi, la notte ho sognato gioielli e la mattina ripensando a quelle povere teche tutte sole al buio mi sono rattristato.
Davanti ai gioielli rimango estasiato come Paolo Brosio a Medjugorje.

Ringrazio tantissimo Carlotta che ci ha voluti tutti insieme a Milano per accompagnarci alla mostra e che si è divertita in modo sadico a farci provare diamanti grossi come noci da 1 milione di euro per poi strapparceli crudelmente, e pensare che eravamo completamente a nostro agio come se il divano della boutique di Damiani fosse il nostro habitat naturale.
E’ stata un’esperienza incredibile da cui ancora non ho ben preso le distanze, perché non ne ho nemmeno l’intenzione.

 
Mi manchi.
 
A nostro agio. 


1 commento:

  1. MERAVIGLIOSI !! E l'anello ti stava benissimo....claudiag

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