giovedì 29 giugno 2017

IL (MIO) LIBRO DEI NOMI

Laudomia Del Drago Hercolani, detta DOMIETTA, quando un nome bellissimo ha un nomignolo ancora più bello.

C’è un particolare delle nostre vite che sopravvive a qualsiasi tempo e che ci appartiene davvero per sempre e non è quel brutto tatuaggio tribale voluto fortemente a 18 anni e nascosto a 27, ma il nostro nome.
Riflettiamoci, niente è più imperituro di un nome scritto sui nostri documenti, riecheggiato in tutte le salse in tutti gli anni della nostra vita e ricordato anche più avanti, negli almanacchi della nostra famiglia e nelle storie che si tramandano di generazione in generazione.
Quando si sceglie un nome quello è per sempre e dobbiamo ricordarcelo, non è un capriccio o una moda ma un segno indelebile di ognuno di noi, qualcosa che ci distingue dagli altri perché unico, come fosse un’impronta digitale.
A mio parere scegliere un nome è così difficile che ci vorrebbero delle regole ferree o dei consigli calzanti.
      
       - Scandagliare i propri alberi genealogici perché di nomi belli ce ne sono e se sono di famiglia ancora di più.
Della mia famiglia per esempio amo i nomi femminili Gilda (la bisnonna indiamantata), Costanza, (l’elegantissima proprozia) ma soprattutto quello delle mie prozie milanesi a cui ero molto affezionato, la Maria Giuditta (soprannominata Cicita) e la Ebe che da piccolo storpiavo in Bebe. Tra quelli maschili si parla sempre del prozio Ulrico, del bisnonno materno Oreste e di quello paterno Carlo Alberto.

- Scegliere tra personaggi storici che ci hanno colpito, nomi di re e regine, principi e principesse che han fatto la storia, culturale o di glamour.
Come Elisabetta (Sissi), Caterina (la Grande), Maria Teresa, Ludovica, Maria Sofia, Francesco, Diana, Edoardo, Filippo o Massimiliano.

- Il nome di qualcuno che ha una forte valenza positiva nella vostra vita.

- L’assonanza con il cognome, quello è fondamentale perché un nome e un cognome sono come il giorno e la notte, sono diversi ma vivono sempre l’uno in funzione dell’altro. 

Io sono fortunato, Lorenzo Bises, un nome semplice e storicamente importante, sposatosi alla perfezione (sì lo dico) con un cognome particolare di cui vado fiero per musicalità non solo alla francese (Non si pronuncia Bisé ma come si legge Bises)
Ho già deciso e tutti lo sanno che se dovessi avere una bambina la chiamerei Maria Vittoria che è il nome che più preferisco al mondo, insieme a Filippo se fosse un maschietto.
Siccome però al momento è un’ipotesi più che lontana scrivo qui un elenco dei nomi che mi piacciono molto e che per storia, cultura o affetto mi hanno colpito, chissà che qualcuno di voi lo usi per fare una cernita e sceglierlo per i vostri figli.  

martedì 20 giugno 2017

VIA MERAVIGLI E CORSO MAGENTA: IL TOUR

Corso Magenta 12
Tra le cose da scoprire di Milano c’è una sua fetta di torta molto speciale che spesso è un po’ dimenticata nel marasma generale di una grande città dove si pensa sempre che tutto quel che c’è da vedere sia Montenapoleone, lo struscio di San Babila e via della Spiga.
Niente di più sbagliato.

Era da tempo che volevo scrivere questo post ma non potevo farlo prima di aver visto con i miei occhi tutto quello che questa parte di Milano offre.
Via Meravigli e corso Magenta sono due strade, l’una la continuazione dell’altra, che davvero insieme raccontano tutti i passaggi storici e architettonici della nostra bella città e pare che in queste due vie si concentrino bellezze da capogiro in un tour che a parer mio è obbligatorio.
Via Meravigli si dirama a sinistra venendo da Duomo prima di incrociare via Dante, pare una via stretta e buia della vecchia Milano dove pavé e binari del tram amplificano il boato e i rumori del traffico e del passaggio. A parte Spizzico e Tiger subito all’inizio da vedere si trova la bellissima Galleria Meravigli che tutto esprime il lato dell’architettura ferro e vetro che non è solo la Galleria Vittorio Emanuele II. La Galleria Meravigli è un piccolo passaggio elegante e spesso sconosciuto e vuoto che unisce due strade senza la bruttezza di strisce pedonali, semafori e stop.

Palazzo Turati.

Qui si affaccia un carinissimo bistrot e la Fondazione Forma che ospita delle mostre sempre molto interessanti, uno spazio espositivo che rientra in quelli da visitare e da tener sotto controllo durante le stagioni.
Su quello stesso lato di marciapiede c’è poco più avanti l’ingresso del meraviglioso Palazzo Turati, sempre chiuso e sigillato come una cassetta di sicurezza se non in rare occasioni annuali come il Salone del Mobile dove tutti i milanesi si imbottigliano perché è davvero un capolavoro del nostro decorare. Palazzo Turati è sede della Camera di Commercio, è del 1880 ed è la ricostruzione in chiave moderna di un classico palazzo cinquecentesco tra Ferrara e Firenze, un po’ Palazzo dei Diamanti, con affreschi meravigliosi e ampi saloni di rappresentanza. Fu bombardato durante la seconda Guerra Mondiale ma tornò agli splendori ufficiali nel 1954 con gli architetti dello studio Castiglioni.
Poco più avanti il Bar Meravigli, tappa obbligata per uno spuntino veloce e un panino sobrio, i proprietari sono gentilissimi e il servizio molto a modino.
Sull’altro marciapiede poco più avanti ancora c’è la cappelleria Melegari, piccolina e deliziosa, altro non è che la succursale di quella grande e rappresentante che si trova in Paolo Sarpi, vera Mecca per chi ama i cappelli, le bretelle, le velette e tutto quanto sembra inutile ma necessario.

Santa Maria alla Porta.

Qualche passo e finisce via Meravigli, e ci si addentra nello splendido Corso Magenta che è un vero patrimonio a cielo aperto di tradizioni, storia, arte, spettacolo e instagrammabilità.
Subito c’è la Taschen, il negozio dove nessuno riesce a entrare senza desiderare un enorme libreria con tutti i volumi che spaziano dalla fotografia di moda alla storia dell’arte. Tappa obbligata, in particolare per l’ultimo volume “Gli ingressi di Milano” dove sono raccolte le fotografie degli androni più belli tra gli anni ’20 e gli anni ’70.
Poi c’è Marchesi, quella vera, la pasticceria che da oltre 100 anni fa angolo lì, immune da tutte le modernità che avanzano, vero capolavoro di estetica e qualità, fare colazione da Marchesi verso le 10 del mattino attorniati da sciure in visone è una gioia senza limiti.
Lì dietro c’è Santa Maria alla Porta, una piccola chiesetta bombardata durante la guerra che ha causato la distruzione dell’antica cappella circolare, oggi riscoperta e portata alla luce (nel vero senso della parola), che è lì a testimonianza di quante meraviglie sono state portate via per sempre e di quante si attaccano alla sopravvivenza dei posteri. E’ un angolo prezioso, soprattutto per la bellezza di quei marmi.
Consiglio culinario: il piccolo ristorantino “La Brisa”, in via Brisa (lì dietro) ideale per un pranzo chic.

lunedì 12 giugno 2017

L'AMORE CHE CAMBIO' IL DESTINO DI UNA MONARCHIA

Vi presento Wallis di Windsor
Siamo nati che lei era lì, i nostri genitori sono nati che lei era lì, sono 65 anni che lei è sul trono più ambito e ammirato del mondo, l’ Inghilterra. Non importa che non si paghino le tasse oltremanica e non si viva a Londra o nelle campagne circostanti, anche noi che abbiamo abolito sei anni prima dell’incoronazione di Queen Elizabeth la monarchia spedendo i Savoia in esilio, viviamo ammirando quella piccola donna che ha scandito il tempo tra cappellini variopinti e grandi passi nella storia.
Quello che spesso dimentichiamo è che non era lei a esser destinata al trono, non era lei la diretta erede di quella corona così difficile da portare e ingarbugliata da gestire.

Quasi un selfie
Elizabeth è nata il 21 aprile del 1926, suo padre era Albert, il secondogenito del Re Giorgio V, era la terza in linea di successione per il trono e non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe toccato a lei guidare la storia del suo paese diventando la regina più longeva del suo paese con un regno che ha superato addirittura quello della sua trisnonna, l’infaticabile Vittoria.
E’stato un amore, grande e immenso, a far tremare Buckingham Palace quando nel 1936 il Re Edoardo VIII (salito al trono il 20 gennaio dello stesso anno in seguito alla morte del padre Giorgio V) decise di abdicare l’11 dicembre, rinunciando così a un grande privilegio per poter sposare Wallis Simpson, una donna che per la famiglia reale  fu la rovina di un paese ma che per lui era tutto il suo mondo.





Niente Cenerentola o Pretty Woman, credo che questa sia l’esemplare favola moderna dello scorso secolo, un amore così desiderato e limpido che ha cambiato il corso della storia dell’Inghilterra tra una velata sofferenza e un’esistenza errante alla ricerca di un angolo di mondo dove esser loro stessi amandosi senza filtri.
Il prezzo da pagare era così alto e così non quantificabile che nessuno avrebbe mai potuto pensare che Edoardo VIII lo facesse davvero, non poteva abdicare per sposare una donna divorziata due volte e senza nemmeno un goccio di sangue blu di quelli che contano, poteva averla come concubina senza alcun problema gli dissero ma lui la voleva con sé, nella sua vita e accanto a un trono che nessuna regina avrebbe potuto colmare.
E invece davanti a tutto il suo regno disse “Dovete credermi quando vi dico che ho trovato impossibile portare il pesante fardello delle mie responsabilità e adempiere ai miei doveri di re, senza l’aiuto e l’appoggio della donna che amo. E voglio che sappiate che la decisione presa è stata mia e mia soltanto”.
Non era una cotta adolescenziale o un colpo di testa di un principe capriccioso che preferiva i piaceri della corona ai doveri di un imperatore, al contrario aveva sempre svolto i suoi obblighi cerimoniali e diplomatici fin da quando fu investito del titolo di Principe di Galles una volta che il padre divenne Re Giorgio V.

SENTI.

Edoardo e Wallis si amavano di un amore profondo, rispettoso e grande come grande è stato il coraggio di una simile decisione che sapeva di salto nel vuoto.
Il giorno dell’abdicazione Wallis risultava ancora sposata e dovettero passare ventidue mesi prima che i due si rincontrassero e ottenuto il divorzio di lei, si potessero sposare lontano da tutti gli affetti inglesi che non accettarono mai la loro relazione.
Vissero insieme tutta una vita passando da un paese all’altro, da una nazione all’altra, lui cercando un posto nel mondo per sentirsi utile alla sua terra natia e lei allontanando lo spettro di un senso di colpa che la attanagliava giorno dopo giorno.



Edoardo aveva rinunciato a tutto per lei, lei se lo meritava davvero? Ci sono stati giorni in cui lui abbia alzato gli occhi al cielo conclamando un “E’ stato un errore”? La risposta sta tutta in quella frase che le bisbigliò dopo aver visto un film sulla loro storia:
“Per tutto quello che ho ricevuto in cambio, ho rinunciato a molto poco”. Quel poco era un trono, quel poco era il “lavoro” che gli fu insegnato da quando era bambino perché il destino di un futuro erede alla corona è qualcosa che si legge nei libri di storia e non dipende da lui ma è un diritto e soprattutto un dovere di nascita.
Vagarono in giro per il mondo tutta la vita, vissero negli Stati Uniti, in Spagna e vennero adottati un po’ dalla Francia che però fu loro sempre un po’ ostile, con quel fare ipocrita ed elitario vennero sempre adulati e beffati, era bello e di prestigio averli come ospiti per un pranzo formale ma chi appoggiò la loro relazione e il loro matrimonio si contava sulle dita di una mano.
Wallis era una donna arguta, intelligente, dinamica e con un grande senso pratico, amava ricevere e teneva a mente gusti e preferenze di ogni ospite che varcava la soglia delle sue residenze, vestiva seguendo un suo stile che subito divenne copiato e ammirato, nel suo guardaroba si contavano soprattutto dei meravigliosi Schiaparelli, Balenciaga e Givenchy ma la sua regola cantava “Pochi capi perfetti alla volta per poi portarli finché non sono proprio andati”.

giovedì 1 giugno 2017

WEEK END A SARZANA: COSA, DOVE, PERCHE'

Pasticceria Gemmi
La Liguria è per Milano una sorta di colonia e dalla città delle fatture i conquistadores attraversano autostrade e caselli per rilassarsi in quella che è la più piccola e affascinante regione del nostro bel paese. Non sempre i liguri ci amano, al contrario spesso vorrebbero cacciarci come le streghe perché (in effetti) invadiamo spiagge, parcheggi, ristoranti, case e traghetti ma sono ormai più di 70 anni che il milanese corre a “Svernare” in posti che son diventati hinterland milanese.
Prima tra tutti Portofino, poi Santa Margherita, Varazze, Celle Ligure, Chiavari, Lerici e anche Sarzana.

Quest’ultima è ormai una seconda casa Bises da quando i miei genitori si sono innamorati di questo posto in prossimità della Toscana, custodita dalle Cinque Terre e dalle Alpi Apuane, al di qua del passo della Cisa e al di là di una serie di luoghi meravigliosi.
Scappare da una congestionata circonvallazione il venerdì sera per dormire sonoramente in Liguria è un’esperienza indimenticabile e anche due piccoli ma pieni giorni a Sarzana sono un toccasana per recuperare energie e lasciar andare la testa lontano da problemi e ansie lavorative.

Da quando la frequento ho potuto visitare intorno bellezze che non conoscevo, come Pietrasanta, Lerici, Fosdinovo, Carrara, Lucca, Porto Venere, le cave di marmo e anche La Spezia che ho rivalutato nel tempo.
Sarzana è una cittadina con una storia millenaria alle spalle, qui sono nati Papi (no Enrico), sono passati principi e imperatori, hanno costruito le loro eleganti dimore nobili e feudatari che hanno commissionato poi opere d’arte e chiese. L’arte e l’antiquariato infatti sono nel Dna e tra i vicoli si possono scorgere negozietti e restauratori alle prese con mobili dallo stile impero a quello art nouveau, inoltre quasi ogni mese si tiene “La soffitta in strada”, un vero e proprio mercatino dell’antiquariato a cielo aperto dove è possibile trovare di tutto.
Quindi ecco qualche indirizzo che potranno farvi vivere al meglio un delizioso week end in qualsiasi stagione, perché sì, l’aspetto più bello di Sarzana è che è accogliente in qualsiasi momento dell’anno.

Vale la pena visitare Sarzana anche solo per Instagram.

DOVE ALLOGGIARE: ovviamente lo strumento migliore risulta sempre Airbnb trovando soluzioni su misura e per tutte le tasche, più o meno lontane dalla piazza principale ma nulla è irraggiungibile, d’altronde in 10 minuti di piacevole passeggiata ogni angolo è vicino. C’è un adorabile “B&B in piazzetta” dietro la cattedrale che si affaccia su una piccola piazza, da innamorarsi.

DOVE FAR COLAZIONE: non si può andare a Sarzana e non fare colazione da Gemmi, l’istituzione locale per la pasticceria e la caffetteria. Una sala da tè antica con il bancone in legno e grandi specchi, soffitti affrescati e barattoli di bon – bon a tutta parete. Qui si rimane sbalorditi non solo per la bellezza della location ma anche per il conto, a Milano sarebbe impossibile pagare così poco una colazione così buona in un posto simile. Se avete a disposizione due colazioni o fate un richiamino caffè + pasticcino prima del pranzo allora consiglio anche Giubea, i dolci sono sbalorditivi e il personale così gentile che non lasciare la mancia è reato.

DOVE FAR SHOPPING: Sarzana è anche una cittadina molto piacevole e si trovano negozi un po’ per tutto, sia abbigliamento che arredo e calzature, (per non parlare delle boutique con i prodotti tipici liguri). I miei preferiti sono Galax e L’altro Store dove ci sono collezioni uomo-donna molto particolari e con una grande attenzione al dettaglio, in particolare gli accessori sono da capogiro, zaini e borse da tutti i giorni in pelle e cuoio intramontabili. Le vetrine di Galax sono una vera chicca, sempre molto eleganti e con dettagli di arredo d’antiquariato ben assemblati.